Vaccino HPV: all’Abruzzo la maglia nera

TERAMO – Vaccinazione con l’Hpv. Nessuna buona notizia per l’Abruzzo. Ma partiamo dal dato nazionale, commentato dalla Federazione Medici Pediatri. “Dati in chiaroscuro per la prima campagna di vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv), rivolta gratuitamente a tutte le bambine italiane tra gli 11 e i 12 anni e avviata poco più di un anno fa. Tra le piccole che ne avevano diritto sono state vaccinate sei su dieci, mentre quattro su dieci non hanno ricevuto il vaccino contro il virus responsabile del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina. Sono i dati presentati oggi a Roma dall’associazione ‘Donneinrete.net’, che ha promosso un’indagine coinvolgendo gli assessorati alla Sanità regionali, il ministero del Welfare, l’Istituto superiore di sanità e le aziende farmaceutiche produttrici dei due vaccini oggi disponibili. Dai dati di 15 Regioni – risultate più disponibili a collaborare mettendo a disposizione le informazioni richieste – risulta una media del 57% di copertura vaccinale. Con notevoli differenze, però, tra le diverse realtà regionali: si passa dall’85% di copertura (Valle d’Aosta) al 45% (Lombardia). "Differenze – spiega Rosaria Iardino, presidente di ‘Donneinrete. net’ – di cui, in realtà, non risulta chiara la ragione e che dovrebbero essere meglio indagate". Per la vaccinazione, gratuita a tutte le ragazze nate nel 1997, sono state investite, hanno ricordato gli esperti, notevoli risorse: 30 milioni stanziati con la Finanziaria 2008, a cui si aggiungevano le risorse già previste all’interno dei fondi per l’assistenza farmaceutica e oltre 40 milioni di euro reperiti dai capitoli di bilancio del ministero della Salute. Tra le regioni più ‘virtuose’, per la capacità di raggiungere un numero maggiore di dodicenni, è in testa la Valle d’Aosta che ha vaccinato nel 2008 l’85% delle bambine che ne avevano diritto, seguita dal Veneto con il 79% e dalla Basilicata con il 77%. A sorpresa, la maglia nera spetta alla Lombardia che ha la stessa copertura di Abruzzo e Campania (45%). L’indagine, inoltre, non rileva differenze tra Nord e Sud del Paese. In alcune regioni, come Lombardia, Toscana e Piemonte, però, la campagna di vaccinazione e le rilevazioni sono tutt’ora in corso”. Sin qui, i dati. Che abbiamo chiesto di commentare a Claudio Angeloni, segretario nazionale Gisci (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma) e coordinatore del comitato screening del cervicocarcinoma d’Abruzzo. “Dottore, proprio l’Abruzzo, che sul piano nazionale è in buona posizione per lo screening, fa registrare dati tanto bassi per la vaccinazione”?
“Si, la percentuale è bassa. Ritengo che sia da attribuire intanto al fatto che si sia partiti tardi, non prima dello scorso giugno. E’ poi sicuramente necessaria una maggiore informazione e sensibilizzazione dell’intera popolazione, nella speranza che questo produca risposta più elevata nei prossimi mesi”.
“Sarà sufficiente questo”?
“Naturalmente alla base di tutto va considerata una questione di cui non conosco i dettagli. Che percentuale di ragazze in età da vaccino è stata chiamata? Non è detto che il 45% sia una percentuale di risposta bassa. Tutto dipende dal numero delle chiamate…”.
L’ultima riflessione di Claudio Angeloni suscita ovviamente perplessità. Intanto, a fronte di una scarsa informazione e soprattutto di una scarsa, omogenea informazione, si registrano picchi di volontà di partecipazione soprattutto da gruppi, spontanei o organizzati, di mamme e nonne. Appena qualche settimana fa, a Teramo, un incontro con gli esperti (tra cui lo stesso Angeloni), organizzato dalla Commissione pari opportunità della Provincia, ha visto un interesse di qualità connotato proprio in madri, nonne e insegnanti, che lascia ben sperare. L’attività d’informazione scoordinata, però, non può che tracciare una mappa in cui, a macchia di leopardo, si evidenziano necessità della popolazione (richieste di informazione) e disponibilità degli esperti (che vanno a qualsiasi riunione vengano invitati). Ma tra una zona di attività viva e l’altra, purtroppo, la mappa segnala vaste e colpevoli zone desertiche, che, ahimè, potrebbero coincidere con le sedi istituzionali deputate alla salute. Anche delle donne.

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