Onna: tra il principio e la fine

TERAMO – Il cinguettio degli uccellini, qualche capretta intenta a brucare l’erba e il rivolo di un fiumiciattolo festoso, l’Aterno, che nulla sembra aver a che fare con una tragedia tutta umana: Onna. Il centro più colpito dal terremoto, quello che ha perso il 30 % dei suoi abitanti, quel centro che solo al pronunciare il suo nome, i volti si incupiscono, lo sguardo si abbassa e tutto ciò che immagini prende la forma delle macerie. "image"Perché Onna oggi è questo, il principio e la fine al tempo stesso. Il ponte che attraversa il fiume non è più percorribile, ma non serve andare oltre: sul prato che si stende verso una vecchia casa danneggiata, l’erba si apre lasciando vedere un solco profondo che passa sotto un cascinale e rispunta dall’altra parte: è incredibile come la terra si sia aperta proprio sotto quell’unico edificio rimasto in piedi. Onna è la fine, con un pugno di case raso al suolo, due vigili del fuoco che tirano fuori dalle macerie un mobiletto di un’anziana donna che tiene gelosa tra le mani un album di fotografie, ultimo segno di una memoria che non vuole essere cancellata e da cui si dovrà partire. E partirà, da quel canto della natura che sembra essersi riconciliata con se stessa, quel prato, quel fiume stregato che nulla sembra averlo turbato, quegli uccellini, unico palpito di vita, di un posto che vuol dimenticare le lacrime, vuol dimenticare di essere “il paese che non c’è più” e ricordare di essere ancora una volta, Onna.

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