«La città che non si ferma»

TERAMO – "Noi eravamo, noi siamo". Ha salutato così il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, la candidatura a sindaco di centrodestra di Teramo di Maurizio Brucchi, nel giorno della inaugurazione  della sua sede eletterale, a pochi passi da quella che fu dello stesso Chiodi cinque anni fa. Coesione politica con la classe dirigente della Regione e continuità con il programma della precedente amministrazione sono i punti su cui fa leva il progetto politico di Maurizio Brucchi, il quale è uscito da un assessorato ai Lavori Pubblici sui quali conta nuovamente per rilanciare la sua "città che non si ferma" come recita lo slogan della campagna elettorale. Concretezza, capacità organizzativa, coraggio nelle scelte impopolari e lavoro continuo sono i tratti che il governatore Chiodi ha attribuito al candidato Brucchi davanti a una platea folta di simpatizzanti e sostenitori del mondo politico, come i parlamentari abruzzesi Carla Castellani, Paola Pelino e i componenti della giunta regionale. Il primo saluto del canidato sindaco è stato però per "l’amico" Raimondo Micheli: "qualcuno ha provato a dividerci ma siamo amici come prima" ha precisato Brucchi alludendo alla corsa per la candidatura che lo vedeva contrapposto alla figura dell’ex assessore all’ambiente sostenuto da Alleanza Nazionale. "Puntiamo insieme su una città che ha un prelievo fiscale ai minimi livelli in Abruzzo, puntiamo insieme su una città che si è distinta sulla sostenibilità ambientale, puntiamo insieme sulla città del Piano Strategico – ha dichiarato Brucchi leggendo emozionato il suo discorso introduttivo – puntiamo insieme su quella città delle opere che punta a dare a Teramo un nuovo teatro, un nuovo palasport, la statale nord, puntiamo su quella città che si è distinta sulle cronache ‘perchè per lavorare non si deve pagare nessuno’, so di potercela fare – ha concluso  Brucchi stringendo in un lungo abbraccio Chiodi – io ci punterò".

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