All’Università di Teramo nascono tre agnellini "figli" della provetta

TERAMO – È stata chiamata Martina, l’agnellino nato il primo maggio dopo una fertilizzazione “in provetta”. Si tratta di un cucciolo particolare perché la madre genetica di Martina aveva poco più di un mese quando le sue cellule uovo, ancora immature, sono state prelevate per il loro successivo sviluppo e trasferite prima in un incubatore e poi impiantate nella madre adottiva. Martina andrà a fare compagnia a Mia e Cleo, le due agnelline nate, informa una nota, da due cellule uovo di pecore abbastanza “anziane”, all’incirca di otto anni. La ricerca, volta a verificare se l’età genetica della madre può, in quanto tale, influenzare il benessere del nascituro, è stata condotta da una équipe di giovani ricercatori dei corsi di laurea in Biotecnologie dell’Università degli Studi di Teramo, guidati e coordinati da Grazyna Ptak, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico per l’Abruzzo e il Molise. “Le nostre agnelline appena nate stanno benissimo – ha spiegato la Ptak –  ma lo scopo della nostra ricerca sarà quello di monitorare il loro benessere e il loro comportamento nel lungo periodo, anche in termini trans-generazionali, cosa mai verificata sino ad oggi”. “La crescita del numero di pazienti umani che vogliono sottoporsi alla riproduzione assistita – ha aggiunto la ricercatrice – esige la promozione di questo tipo di ricerca. D’altro canto le tecniche di riproduzione assistita consentono di diventare madri anche dopo alcune patologie, in particolare il cancro, dove il trattamento terapeutico compromette la fertilità. È stato quindi suggerito che da pazienti, anche sessualmente immature, che debbano sottoporsi a cicli di chemio o radio terapia, siano prelevate e congelate porzioni di ovaio dalle quali ricavare, dopo i trattamenti terapeutici, i gameti per la riproduzione assistita. Inoltre l’età media dei pazienti che ricorrono alla riproduzione medicalmente assistita è in forte aumento”.

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