Ipertensione, ne soffrono 15 milioni di italiani

TERAMO – Non è una malattia vera e propria, ma aumenta il rischio di essere colpiti da ictus cerebrale, infarto, insufficienza renale e altre patologie. E’ l’ipertensione arteriosa, campanello d’allarme per circa 15 milioni di italiani, con un picco massimo nel nord est della Penisola. In Italia il record di ipertesi spetta al Nord Est, con il 37% degli uomini e il 29% delle donne colpiti. Seguono poi il Sud e le Isole (33% uomini, 34% donne), il Nord Ovest (33% uomini, 29% donne) e il Centro (31% uomini, 29% donne). Regione per regione, invece, la vetta della graduatoria è della Calabria, con il 45% degli uomini e il 41% delle donne con la pressione alta. Segue il Friuli Venezia Giulia. In fondo alla classifica, troviamo invece l’Abruzzo (24% sia donne che uomini) e le Marche (24% uomini, 23% donne). Nel nostro Paese l’ipertensione arteriosa colpisce indistintamente uomini (33%) e donne (31%), con una condizione di rischio prevalente nei maschi (19%) rispetto al gentil sesso (14%). Il rischio non coinvolge però solo l’Italia, visto che l’ipertensione arteriosa colpisce nel mondo il 30% della popolazione. Gli esperti consigliano dunque la misurazione e il controllo della pressione, ancora oggi miglior strumento possibile per evitare il rischio aggiuntivo di malattie cardiovascolari. Solo nel 5% dei pazienti è possibile individuare una causa specifica dell’ipertensione. Generalmente, invece, gli accertamenti diagnostici più utilizzati non riescono a riconoscere alcuna malattia che possa essere ritenuta responsabile. L’alterazione della pressione può essere causata dall’effetto combinato di vari fattori, quali quelli genetici e ambientali (stress, eccessiva introduzione di sale, obesità). Attualmente sono state infatti identificate alcune forme di ipertensione arteriosa su base genetica, ma la loro prevalenza è molto bassa e non giustifica ancora uno screening genetico esteso.

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