All’Aquila corteo di protesta forza la zona rossa

L’AQUILA – Qualche voce fuori dal coro in questo post terremoto, comincia ad alzarsi, anche con una discreta vivacità: sono quelle degli aquilani che vogliono rientrare nella loro città, come ghanno gridato questa mattina a gran voce i circa 500 partecipanti al corteo di protesta che ha tentato di violare la "zona rossa", cinturata dalle forze dell’ordine. Striscioni, megafoni, fischietti e caschi protettivi rossi e gialli, gli aquilani si sono dati appuntamento sotto la Fontana Luminosa per chiedere che siano messe nero su bianco le modifiche al decreto Abruzzo proposte dalle comunità dell’area del cratere. Da qui in corteo, avrebbero dovuto raggiungere via Strinella, senza percorrere le strade del centro, ma sin da subito, tutti i manifestanti sono apparsi compatti nel voler violare la ‘zona rossa’. "Siamo qui per riprenderci la nostra città" hanno detto alle forze dell’ordine, costrette a fermare la folla con un primo cordone. Ci ha provato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, a calmare gli animi spiegando che, viste anche le continue scosse della notte precedente, circolare in centro liberamente sarebbe stato un rischio troppo grande da correre. Del resto, una delle rivendicazioni del comitato ‘L’Aquila un centro storico da salvare" – tra i promotori del corteo – è proprio quella di puntellare immediatamente i palazzi del centro, che dopo due mesi continuano a perdere pezzi ad ogni scossa. I manifestanti hanno ripetuto all’unisono "La città è nostra", incalzando a suon di cori e spintoni. Per scongiurare ulteriori momenti di tensione, le forze dell’ordine, insieme al sindaco, alla presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, al deputato Giovanni Lolli, e a esponenti della Fiom-Cgil, hanno organizzato a tempo record dei cordoni di sicurezza per permettere ai manifestanti di percorrere in fila indiana un centinaio di metri di corso Vittorio Emanuele per poi ripiegare subito verso il Forte spagnolo, facendo un piccolo tratto di via Garibaldi. I manifestanti si sono quindi radunati al parco del Castello per un sit-in. "Con i fondi del decreto non ci facciamo nulla – ha esordito il sindaco Cialente – allo stato attuale abbiamo meno di 70
milioni per l’intero patrimonio del centro storico, quando i Beni culturali stavano facendo saltare il progetto della metropolitana di superficie, che aveva già impegnato 20 milioni
di euro, per salvaguardare due palazzi in via Roma". Il primo cittadino è determinato nel ribadire che "non vogliamo un centro storico ricostruito a ‘groviera’ nè che vada
nelle mani della Fintecna". Alle sue parole ha fatto eco la presidente della Provincia dell’Aquila, Pezzopane. "Quello di oggi – ha commentato – è stato un segnale forte che ha dato
l’idea della determinazione dei cittadini a ricostruire presto e bene. Non c’è nessun dubbio sulla necessità di cambiare il decreto e di riprenderci una città militarizzata ed inaccessibile che crea angustia ed ansia ai cittadini". La richiesta dei comitati cittadini, tra cui il ‘3e32’ ai
politici locali è quella di appoggiare una manifestazione a Roma prima che il decreto passi allo studio della Camera. La manifestazione seguirà la giornata di mobilitazione indetta da
tutti i sindaci del cratere per mercoledì 3 giugno. Ironico il commento dei cittadini sull’ultima promessa del premier. "Rinunciamo volentieri alle crociere per rientrare nelle nostre case – ha detto la presidentessa dell’associazione a tutela del centro storico, Luisa Leopardi  – sarebbe molto più opportuno spendere questi soldi nella ricostruzione delle nostre case".

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