"Io assessore: poco mamma (se no perdo in obiettività) e molto professionista"

TERAMO – Era dai tempi della giunta di centrosinistra Sperandio (1995 – 1999), la prima con Anna di Russo, la seconda giunta (1999-2004) con la Goderecci e la Scalone, che a Teramo, in giunta, non si vedeva una donna. Siamo ai giorni nostri: amministrazione di centrodestra, Brucchi schiera anche lei. Si tratta di Mirella Marchese, eletta nel PDL,  53 anni, 3 figli, assessore al Personale, all’Anagrafe e alle Pari Opportunità.

Chi  è professionalmente Mirella Marchese?
Sono la responsabile provinciale di un patronato.

Quali sono le tappe principali del suo percorso politico?
Ho lavorato sempre nelle fila di Alleanza nazionale come semplice iscritta, sono stata la segretaria del presidente della federazione e vicepresidente del circolo “Ernesto Villani” fino al 2004 quando sono stata candidata ed eletta consigliere comunale.

Come si è arrivati alla nomina ad assessore?

La mia nomina è stata sicuramente appoggiata dal sindaco Maurizio Brucchi e il mio partito, la componente di An in quota al PdL, ha portato avanti il mio nome fin dall’inizio.

Nell’esecutivo si porterà dietro la madre o la professionista?
Innanzitutto la professionista. Le mamme peccano un po’ in termini di obiettività. Sicuramente è un incarico in cui è chiamata in campo la sensibilità, ma questo è un requisito che, se posseduto, si può dimostrare comunque. Si nasce sensibili, non si diventa sensibili con la maternità, e io sinceramente sono sensibile da prima di essere madre.

Chiamata a essere assessore, pensa che dovrà rinunciare a qualcosa?

Rinuncerò sicuramente a parte della mia quotidianità. La mia è una funzione al servizio della collettività. Accettando di essere l’assessore dei teramani ho dato automaticamente la priorità ai cittadini.

Ha già conosciuto il personale che lavora nei settori di sua competenza?

Si, ieri, subito dopo la mia ufficializzazione sono andata negli uffici per conoscere i dipendenti.

Quali saranno le priorità del suo mandato?
Dovrò conoscere prima il meccanismo degli uffici, chiamerò i dipendenti e con loro cercherò di individuare le priorità da dare e le criticità da risolvere.

Quale consapevolezza è importante che coltivino le donne di potere?
Innanzitutto vorrei che si parlasse del potere in modo asessuato. Io per potere intendo organizzare un servizio per qualcuno, espletare qualcosa di utile per la società.  Il potere, se così concepito, può essere emanato da un uomo o da una donna purchè sia esercitato con responsabilità.

C’è una figura
delle precedenti amministrazioni a cui si ispira?
Non ho in mente una figura particolare. Provengo però dall’amministrazione che ha costruito e portato avanti il modello Teramo, un progetto portato avanti da una squadra di cui mi sento di far parte.

Può capitare durante il percorso amministrativo che si evidenzino delle fratture, delle naturali distanze, tra la Giunta e il Consiglio. Attualmente in Consiglio figurano, oltre lei, altre 7 donne. La specificità di genere può essere d’aiuto nel superamento di questo distacco?

E’ la prima volta che in Consiglio ci sono tante donne ed è sicuramente un fatto positivo che consentirà di superare qualsiasi problema. Una buona squadra viene fuori non solo dall’esecutivo ma anche dall’occhio propositivo e dai suggerimenti espressi dai consiglieri. Tuttavia non vedo distanza tra il consiglio e la giunta. La distanza equivale a considerare i due organi come parti distinte, io invece li vedo compiuti insieme. Insieme sono la democrazia compiuta.

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