Ad Alba Adriatica una mostra sui danni al patrimonio culturale aquilano

TERAMO – Inaugura domani alle 18 sul lungomare nord di Alba Adriatica una mostra fotografica dal titolo “Colpiti nel cuore, conoscere per recuperare” dedicata ai danni subiti dal patrimono culturale aquilano. L’iniziativa è nata dalla trasposizione in mostra di una selezione delle migliori immagini fotografiche realizzate da Maurizio Anselmi e pubblicate in un numero speciale della rivista di ABC, promotrice dell’evento e intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di partecipare anche moralmente alla ricostruzione del patrimonio culturale di L’Aquila e dei suoi borghi. Per l’occasione, informa una nota, verrà adottata una Madonna con Bambino del XVI secolo, recuperata tra le macerie della Basilica di Collemaggio dai Vigili del Fuoco e saranno raccolti fondi per il suo restauro. Una delegazione dei Vigili del Fuoco, ai quali è dedicato ampio spazio nella mostra, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione per ricevere un attestato di ammirazione e di gratitudine per il lavoro compiuto. Oltre 50 le immagini fotografiche che compongono la mostra aperta al pubblico. In apertura un pannello fotografico di nove metri per tre documenta i drammatici crolli della Basilica di Collemaggio. Due allestimenti ricostruttivi evidenziano il crollo della cupola della Madonna del Suffragio o Anime Sante di L’Aquila ed esaltano la raffinatezza della statua in adozione recuperata tra le macerie di Collemaggio. All’interno delle sale espositive è allestita inoltre un’area video dove sarà proiettato ripetutamente un documentario sui danni subiti dal patrimonio culturale, realizzato nei primi giorni successivi al sisma dal  regista teramano Giuliano Di Gaetano. “Questo orribile mostro – ha dichiarato Walter Mazzitti, direttore editoriale della rivista ABC – ha sgretolato ottocento anni di storia, ha abbattuto borghi antichi, devastato altre 500 edifici storici. Questa nostra iniziativa è rivolta a quanti credono nella esigenza di restituire alle future generazioni le testimonianze del proprio passato capaci di alleviare le sofferenze delle popolazioni dell’aquilano, fornendo un segno tangibile di continuità storica, oltre la morte e le devastazioni perpetrate dall’ immane calamità naturale del 6 di Aprile.”

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