«Yes, we camp!», la scritta di saluto dalla collina di Roio

L’AQUILA – ‘Yes we camp!’ Questa la grande scritta di protesta, con lettere di plastica, che alcuni comitati cittadini stanno in questi minuti sistemando sulla collina di Roio che domina l’autostrada A24 dell’Aquila e il parcheggio di scambio utilizzato dai giornalisti che seguono i
lavori del G8. "La gente pensa che la ricostruzione sta procedendo liscia, che gli aquilani sono già tornati nelle loro case e invece ‘Yes we camp’, siamo tutti accampati, a tre mesi dal sisma", dice Mattia Lolli, del Comitato 3e32. I manifestanti, alcune decine di giovani, sottolineano che non ce l’hanno con il G8, ma che la loro "battaglia" è finalizzata esclusivamente a informare
l’opinione pubblica "che le cose all’Aquila non vanno come dicono, perchè la ricostruzione non è mai partita, e, sotto le tende, le persone più anziane stanno morendo". "Vogliamo soltanto dire la nostra – spiega Lalli – su un processo di ricostruzione che invece ci viene imposto dall’alto. Quello che è mancato finora è l’ascolto: vogliono far vedere che va tutto bene, procede tutto a tempo di record, mentre finora non è successo letteralmente niente. Le nostre case stanno come stavano la notte del 6 aprile dopo il sisma, sono cioè distrutte, e gli unici lavori che abbiamo visto procedere spediti sono quelli per l’organizzazione del G8". I rappresentanti dei vari comitati cittadini che stanno animando l’iniziativa sulla collina di Roio sottolineano però che "il nostro è un problema molto più grande del G8: qui c’è in ballo il nostro futuro, il futuro della nostra città". I manifestanti chiedono anche che le loro istanze non vengano considerate "di parte. Non vogliamo essere strumentalizzati e, in questi casi, il rischio è dietro l’angolo". Anche per questo, dicono, non parteciperanno alla manifestazione nazionale prevista per il 10 luglio, giorno di chiusura del vertice. I comitati cittadini, che oggi hanno distribuito volantini in inglese alla stampa internazionale, hanno in programma anche
altre iniziative: tra queste la requisizione simbolica di alcune delle circa "5000 case sfitte che non vengono assegnate agli sfollati".

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