In fiamme un deposito di rifiuti: c’è il dolo?

CHIETI – E’ stata al centro di un’inchiesta della Procura di Chieti, in quanto ritenuta snodo di un traffico illecito di rifiuti nocivi, la Seab, azienda il cui stabilimento è interessato, da ieri sera, da un incendio sulle cui origini stanno indagando i Carabinieri. Le fiamme hanno avvolto materiali di risulta presenti nel piazzale dell’impianto, posto sotto sequestro dallo scorso dicembre. Dopo due anni di indagini dei Carabinieri del Noe di Pescara, cinque persone furono arrestate e altre 36 denunciate nell’ambito dell’operazione denominata "Quattro mani", per reati quali traffico illecito di rifiuti, truffa, falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali e frode processuale. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione, con base in Abruzzo e diramazioni in altre regioni, gestiva un traffico di rifiuti speciali pericolosi, smaltiti illecitamente in compiacenti discariche, con la collaborazione di trasportatori, altri impianti di gestione rifiuti e laboratori analisi. Simulando il trattamento chimico-fisico dei rifiuti e falsificando i documenti analitici e di trasporto, per anni – secondo la Procura – i responsabili dell’organizzazione avrebbero illecitamente smaltito materiali contenenti sostanze cancerogene, tossiche, nocive e mutagene quali diossina, mercurio, cadmio, piombo. Un totale di circa 150.000 tonnellate di rifiuti, con un lucro stimato intorno ai 3 milioni di euro derivante dal minor costo per lo smaltimento e una truffa di 500.000 euro per l’omesso pagamento dell’ecotassa regionale. Per domare le fiamme dell’incendio, una decina di squadre dei Vigili del Fuoco è al lavoro da molte ore. Le fiamme non sono state ancora spente del tutto, nonostante i frequenti lanci di acqua effettuati dai mezzi del nucleo elicotteri dei Vigili. Sul posto, coordinati dal Comando provinciale di Chieti, stanno operando anche squadre provenienti dai comandi di Pescara e di Teramo.

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