Diecimila euro per un visto, 14 in manette

TERAMO – Sono 14 le persone finora rintracciate e arrestate nell’ambito dell’Operazione “Money for Visa" della squadra mobile della questura di Teramo e coordinata dalla procura di Teramo, che ha smantellato una organizzazione che trafficava in visti per lavoro stagionale, riscuotendo da 6 a 10.000 euro per ciascuno di essi da cittadini extracomunitari, soprattutto pachistani e bengalesi. All’appello mancano altre 3 persone sulle 17 destinatarie di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere per violazione del testo unico in materia di immigrazione, vale a dire il favoreggiamento dietro compenso dell’immigrazione clandestina. E’ stato il questore di Teramo, Amalia Di Ruocco, assieme al capo della squadra mobile di Teramo, Gennaro Capasso, a illustrare i dettagli dell’operazione scattata la scorsa notte con l’utilizzo di circa 80 uomini delle squadre mobili di Teramo, Chieti, Macerata e Ancona e il Reparto Prevenzione Crimine Abruzzo di Pescara e il Servizio Centrale Operativo, sotto le direttive del sostituto procuratore David Mancini. Tra gli arrestati figurano i faccendieri di varie nazionalità, deputati al reclutamento di extracomunitari bisognosi dei visti per l’ingresso in Italia, un consulente del lavoro del Teramano che organizzava le pratiche a 5 imprenditori compiacenti che fingevano le assunzioni degli immigrati ai fini del rilascio dei permessi di soggiorno. L’indagine era scattata nello scorso mese di ottobre, con la denuncia di un cittadino tunisino che dopo aver sborsato 10.000 euro per "comprare" un visto di ingresso in Italia, una volta nel nostro Paese era stato messo alla porta dall’azienda in cui gli era stato detto che avrebbe trovato lavoro. Si è rivolto alla polizia, a differenza di tanti altri che, senza un permesso di soggiorno valido, si sono dati alla strada o in altri casi trasferiti in altri Paesi dell’area Schengen. La squadra mobile teramana è così riuscita a individuare almeno un centinaio di richieste di visto presentate nei centri unici di prenotazione delle prefetture di Teramo, Ancona, Macerata, Chieti o delle Province di Ascoli Piceno e Pesaro – molte delle quali respinte all’origine – che facevano registrare le stesse modalità di raggiro. L’organizzazione studiava i flussi migratori stabiliti ogni anno e poi indirizzava le pratiche nei canali più disponibili, si trattasse indifferentemente di lavoro stagionale, subordinato o autonomo. Di fatto gli extracomunitari pagavano somme salate per ritrovarsi clandestini poco dopo l’arrivo in Italia. Gli arrestati sono Roberto Avigdor, consulente del lavoro di 60 anni di Sant’Egidio alla Vibrata (Teramo), gli imprenditori Aldo Nanni (62) di Villamagna (Chieti), Antonio Di Fonzo (62) di Chieti, Giancarlo Di Serafino (56) di Martinsicuro (Teramo), Massimiliano Galassi (39) di Potenza Picena (Macerata), Carmine Di Pietrantonio (37) di San Giovanni Teatino (Chieti), l’unico agli arresti domiciliari, e gli stranieri Carlos Manuel Martins (53), portoghese residente a Martinsicuro, i bengalesi Uddin Nizam Ahmed (56), Akramul Islam (23) entrambi residenti a Numana (Ancona), Anisur Rahman (36), residente a Porto Recanati (Macerata), e Abdul Aziz (54), residente ad Ancona; il pakistano Hussain Shahzad (32), residente a Civitanova Marche (Macerata), la bulgara Liliya Petrova Pavlova (36), residente ad Alba Adriatica, la tunisina Afoua Bent Hemdane Torki (28), residente a Sant’Egidio alla Vibrata.

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