Il teatro di Atri torna alla luce con uno spettacolo teatrale

TERAMO – Dopo duemila anni e a quindici anni dalla fine degli scavi archeologici, l’anfiteatro romano di Atri, torna a ospitare pubblico e attori con la messa in scena, domani sera alle 21.30,  di “Trecce nere”, una novella del pre-dannunziano Domenico Ciampoli, a cura del Teatro Minimo di Atri. L’iniziativa, informa una nota, si propone di rilanciare il messaggio della cultura intesa come investimento strategico per diventare polo di eccellenza nel turismo di nicchia quale l’amministrazione comunale di Atri si candida ad assumere dopo il “Festival del Reportage” da poco concluso. A presentare la manifestazione, questa mattina, alla Biblioteca Delfico della Provincia, sono interveuti l’assessore regionale al Turismo e alla cultura, Mauro Di Dalmazio, l’assessore alla cultura del Comune di Atri, Angela De Lauretis, l’assessore provinciale, Davide Calcedonio Di Giacinto, consigliere comunale della città ducale. “La cittadina ariana si sta distinguendo per una linea programmatica che mette al centro la cultura quale strategia di sviluppo – ha affermato l’assessore Di Dalmazio – si tratta di un’operazione coraggiosa che va considerata come un investimento rispetto al futuro”. Il teatro recuperato è stato ricavato su un territorio collinoso e poggia sulla puddinga, la roccia naturale su cui sorge Atri. Ha un diametro di settanta metri e originariamente conteneva circa 10mila posti a sedere. Una zona della cavea si trova nelle cantine del palazzo "Cardinale Cicada". Molti mattoni presentano la scritta "PH" che sta per Hatrianus Populus (popolo atriano) e indica che i mattoni usati per la costruzione del teatro provenivano dalle fornaci di Atri. Sono stati rinvenuti molti reperti: vasellame del periodo romano e del settecento, lucerne, pipe e statuine in terracotta, piatti di Castelli appartenuti al convento dei Gesuiti.”Con la manifestazione di domani sera  – ha dichiarato l’assessore De Lauretis – combiniamo due aspetti: quello squisitamente artistico con il recupero e, quindi, il reinnesto nel tessuto sociale, culturale ed economico di un pezzo di città di grande pregio. Lo abbiamo già fatto con le scuderie ducali, oltre 200 metri quadri lasciati all’incuria che oggi ospitano le mostre del Festival. Un risultato possibile anche grazie alla sinergia con la Provincia, la Regione e la Sovrintendenza”. Lo spettacolo, come spiegato dal regista Francesco Anello e dalla curatrice e attrice Concetta Meri Leone, è tratto da una novella di Domenico Ciampoli, scrittore abruzzese di Atessa, attivo fra gli anni ’70 e ’90 dell’800. Una scrittura verista che racconta il dramma di Mariuccia di Canzano, tipica donna dell’Italia post-unitaria, passionale e fiera, ma vittima di pregiudizi e delle superstizioni popolari. Le musiche sono di un altro abruzzesi, Gianluigi Antonelli e l’allestimento è tutto giocato sulla valorizzazione della spettacolarità del luogo.

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