Caso De Meo: cosa cambierà il fatto che i responsabili siano Rom?

TERAMO – Per quanto dolorosa la riflessione va fatta. Intanto va detto che ieri, per tutto il giorno, mentre sul caso Antonio De Meo le tv aggiornavano continuamente il pubblico sul fatto che i responsabile della morte del giovane studente cameriere di Castel di Lama fossero da ricercare in un gruppo di minori, va sottolineato altrettanto che nessuno accennava al fatto che fossero Rom. I giornali stamani non ne fanno invece mistero, così come sul nostro sito ieri avete trovato, seppure in forse, la notizia dell’etnia dei minorenni interrogati. Solo ieri sera e solo il Tg5 ha riferito che i giovani erano Rom e stamani, la stessa testata giornalistica, ha parlato di una provincia, quella di Teramo, in mano a gruppi e famiglie Rom che guiderebbero vere e proprie organizzazioni. Certo, per gli abitanti della provincia di Teramo non è una novità ma è pur vero che sino a oggi non c’era stato un delitto (seppur non certo premeditato) ad opera di minori. Le comunità Rom nel teramano sono strutturate e in più casi integrate. Il problema dei campi nomadi non riguarda certo le varie famiglie Rom che da decenni convivono con una reciproca tolleranza su questo territorio, visto che vivono in appartamenti e ville e case in genere. L’uccisione di De Meo di domenica notte, seppure casuale (drammaticamente, si ma pur sempre casuale) è l’avvisaglia che il rapporto tra i Rom e il territorio teramano sta cambiando? Forse no, perchè questi sono i tempi in cui necessariamente l’integrazione va spinta, sostenuta, auspicata, realizzata. Irrigidimenti da una parte o dall’altra sarebbero solo l’inizio di pessime situazioni. Adesso è il momento del ragionamento, della calma, della tolleranza. Anche se, certo, deve essere anche il momento per ritrovare la sicurezza.

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