Atri: inseminazione artificiale, offerte più ampie per l’oculistica e gli interventi di ginecologia più avanzati

ATRI – Sarà aprile quando in qualche parte dell’Abruzzo (chissà, forse proprio ad Atri) nascerà un bambino, il primo, frutto di un’inseminazione artificiale effettuata ad Atri, nell’ospedale che dopo il terremoto che ha imposto misure d’emergenza per l’operatività sanitaria dei medici ospedalieri, e universitari aquiliani, ha ampliato le offerte terapeutiche. Nel luglio scorso infatti, il centro di andrologia, con annessa banca del seme e operatività nell’inseminazione, era già completamente attivo ad Atri e ha effettuato regolarmente le procedure previste dalla propria funzione. Così, un bambino è già in arrivo. Il centro universitario del professor Francavilla (composto da 14 persone), si è trasferito dopo il 6 aprile con tutto il personale e le strutture. Ovviamente si avvale poi della disponibilità dei laboratori, di una parte della diagnostica e delle eventuali integrazioni e collaborazioni degli altri reparti atriani. Ci sono anche gli specializzandi, tutti lì, al lavoro nell’ospedale di Atri, medici, infermieri, biologi compresi. Qualcuno fa il pendolare con L’Aquila, qualcuno sta sulla costa, altri hanno addirittura scelto di vivere, con l’intera famiglia, ad Atri. Il trasloco pare non sia stato facile ma i risultati delle attività, che sono ambulatoriali, sono sotto gli occhi di tutti: l’efficienza al 100%. L’accordo per Atri scadrà a fine agosto ma pare che non ci saranno difficoltà per la proroga. Non finisce qui. Ancora universitari, questa volta di oculistica, operano ad Atri, nell’ospedale dove oculistica esiste già ma può oggi accogliere e curare un maggior numero di pazienti. Il professor Ciancaglini e il dottor Di Staso e i loro specializzandi lavorano a pieno ritmo, cominciando ad invertire peraltro quella terribile tendenza alla mobilità passiva di cui si andava ammalando sempre più la sanità dell’intera provincia di Teramo. Punti di eccellenza, che ripetiamo devono essere prorogati a fine agosto, accolti, sistemati e perfettamente integrati (anzi, vissuti con orgoglio), nell’ospedale di Atri, dove da settembre saranno attive 5 sale operatorie. Grande  lavoro di organizzazione per supportare tanto lavoro in più: basti pensare che ad Atri ha operato (e si aspettano che torni anche lui a settembre) il professor Carta. Il ginecologo di fama ha trasferito competenze e alcuni specializzandi nell’ospedale di Atri, da quello dell’Aquila. In questo caso ancor di più è stato necessario che l’organizzazione venisse completamente ritarata sulle nuove esigenze, anche per consentire, è ovvio, che l’attività di routine dei reparto di ginecologia e ostetricia consituasse senza rallentamenti o intoppi. Anche qui, disponibilità del primario, capacità del personale e il professor Carta (che rappresenta come i suoi colleghi di andrologia e oculistica un elemento di attrazione di pazienti da tutt’Abruzzo e da fuori), ha continuato il proprio lavoro. Niente è avvenuto senza sforzi (ne sa qualcosa il direttore sanitario dell’ospedale di Atri, Maria Mattucci) ma ad Atri di necessità si è fatta virtù. Peraltro la necessità è dell’intero Abruzzo, visto che le tre specializzazioni di cui abbiamo parlato necessitano, per mantenere il titolo a l’accreditamento di scuola di specializzazione, di essere inseriti a tutti gli effetti in una struttura pubblica, un vero e proprio ospedale, così come ovviamente è il San Liberatore di Atri. E’ c’è da giurarci: Atri farà il possibile per trattenere i suoi ospiti, con beneficio della sanità in genere, dei pazienti  e dei tanti aquilani che restano ancora sulla costa.

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