I Verdi: «Uno sterminio senza criterio»

PESCARA – "Drammatica apertura della caccia in Abruzzo: migliaia di merli, cornacchie, tortore e gazze sono state sterminate da alcune migliaia di cacciatori (l’1% della popolazione regionale, 16.000 sparatori), senza che vi sia stata un’analisi scientifica delle popolazioni cacciabili, della loro consistenza e numero, delle loro zone di criticità". Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale dei Verdi-Sd Walter Caporale. "Uno sterminio – prosegue – da cui si sono salvate, per ora, solo le quaglie, grazie all’encomiabile sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Wwf. Anche la beccaccia, grazie alla sensibilità del Tar, non di certo dell’assessore alla Caccia, ha avuto un mese un più di vita. Il Calendario Venatorio Abruzzese è stato approvato il 3 agosto 2009, senza preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori, come previsto dalla Legge Quadro Nazionale sulla caccia (157/92): in Abruzzo i Piani faunistici provinciali sono tutti scaduti! Come si è potuto procedere – si chiede Caporale – a concedere ai cacciatori la preapertura di domenica 6 settembre? Lo scorso anno sono morte 55 persone a causa della caccia; 84 cittadini,
cacciatori, ma anche escursionisti, sono rimasti gravemente feriti. Quest’anno i feriti sono già tre nella sola pre-apertura del 6 settembre. Una vera e propria strage di cui qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere".

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