Lavoro: per la Cgil siamo di fronte a «uno scenario drammatico e senza precedenti»

TERAMO – "Non c’è traccia nella storia di questa provincia di una tale tale drammaticità per quanto riguarda gli effetti della crisi sulle famiglie". A lanciare l’allarme è il segretario provinciale della Cgil Teramo, Giampaolo Di Odoardo, nel corso di una conferenza stampa convocata per sollecitare l’attivazione di un tavolo istituzionale per arrestare l’emorragia dei lavoratori rimasti senza lavoro e illustare i dati di una povertà esasperata già dalla crisi generale e, a livello locale, dal ricambio istituzionale del "dopo-sanitopoli" e infine dal terremoto. In provincia, spiega Di Odoardo, ci sono attualmente 11.106 lavoratori in regime di ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità e disoccupazione speciale), 1.537 in più rispetto ai dati che risultano all’Inps ad agosto di quest’anno, ma altri 15.278 sono a rischio dal momento che 3.303 aziende del territorio stanno utilizzando procedure diverse dagli ammortizzatori, ad esempio il ricorso alle ferie, per evitare di sospendere le lavorazioni e "resistere", a situazione invariata, fino a febbraio 2010 al massimo. Uno scenario dunque destinato a inasprirsi velocemente, secondo il segretario della Cgil, dal momento che anche il fatturato medio delle imprese è sceso del 45% e che i disoccupati registrati presso i centri dell’impiego che non ricevono alcun sussidio sono in provincia di Teramo 42.914. Non sono convinto che le proposte avanzate della Cgil siano le migliori – ha dichiarato Di Odoardo- ma certamente non ne conosciamo altre per uscire da una situazione senza precedenti che dovrebbe indurre la Regione a farsi portavoce presso il Governo di un ‘caso Teramo’. Servono soluzioni subito – ha proseguito Di Odoardo – perchè proseguire nel contare le perdite non servirà ad arrestarne altre". Per il segretario del sindacato dei lavoratori occorre convocare immediatamente un tavolo istituzionale che sia in grado di attivare le giuste sinergie per ottenere maggiore liquidità dagli istituti di credito e che sappia modulare l’offerta formativa in base alle reali esigenze delle imprese. Queste ultime vanno sostenute nel balzo tecnologico e nelle difficoltà nella riscossione dei crediti vantati verso la pubblica amministrazione bloccata dalle pastoie del patto di stabilità.

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