Rischia di scomparire il gambero di fiume

TERAMO – E’ un fungo la causa della diffusa mortalità di gamberi italici (Austropotamobius pallipes) che popola i corsi d’acqua montani e collinari italiani, e dell’Abruzzo e del Molise in particolare. Lo hanno stabilito gli esperti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale "G. Caporale" di Teramo che hanno isolato con particolari tecniche di ricerca l’Aphanomyces astaci, un micete tra i 100 organismi più invasivi al mondo, che provoca la Peste del gambero, malattia dalla quale i gamberi italiani erano finora indenni, al contrario di buona parte dell’Europa. Il personale dell’Izs, assieme a quello del Corpo Forestale dello Stato e delle Asl abruzzesi e molisane, hanno lanciato una corsa contro il tempo per salvaguardare il crostaceo, adesso in letargo, specie protetta e di cui è vietata la pesca, e impedirne la estinzione. In considerazione dell’altissima mortalità, gli esperti teramani hanno avviato un piano di sorveglianza e di sensibilizzazione tra i frequentatori delle zone di diffusione, quali pescatori, campeggiatori, turisti, al fine di evitare il più possibile il travaso da fiume a fiume delle spore di microrganismo infettante. Sulla salvaguardia del gambero italico, l’Izs e altri enti hanno investito in Abruzzo e Molise oltre un milione di euro negli ultimi anni: tra gli altri progetti, uno ha permesso la realizzazione di tre centri di riproduzione di gamberi, a Rocca di Mezzo (L’Aqauila), Arsita (Teramo) e Capestrano (L’Aquila). Quest’ultimo è l’unico finora attivo e costituisce una sorta di "cassaforte" biologica: in esso sono allevati 70 gamberi riproduttori, finora salvaguardati dal contagio della peste del gambero. Alla ricerca su questo piccolo crostaceo, scientificamente rilevante per essere un delicato indicatore di qualità delle acque e gastronomicamente ricercato per la sua succulenza, è stata di recente riservata la prima campagna di informazione di devoluzione del 5 per mille da parte proprio dell’Izs "G. Caporale"

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