Pestaggio in carcere, la procura apre l’inchiesta

TERAMO – La Procura della Repubblica di Teramo ha aperto un fascicolo d’indagine sul caso del presunto pestaggio di un detenuto rinchiuso nel carcere di Castrogno, da parte di agenti di polizia penitenziaria, riportato questa mattina dal quotidiano locale La Città. Il sostituto procuratore David Mancini ha disposto l’acquisizione dei supporti magnetici su cui sarebbe stato registrato il colloquio tra alcuni agenti che raccontavano l’episodio, verificatosi alla presenza di altri detenuti. Nella registrazione audio, catturata con un cellulare, è chiaramente udibile il collqouio, agitato, tra due dipendenti del carcere, in cui si fa riferimento all’episodio del detenuto picchiato con sottolineature dell’errore commesso "a farlo in sezione" e non sotto, lontano dalle celle, dove nessuno può vedere. Ancor più grave, sarebbe la contestazione di aver pestato il detenuto dinanzi a un altro, dunque testimone dell’accaduto. La registrazione è stata recapitata in una busta, a mezzo servizio postale, con una lettera di accompagnamento in cui l’anonimo si dichiara un detenuto stanco delle vessaqzioni all’interno del carcere. L’ipotesi è che, in considerazione del filtro per la posta in uscita, e del divieto di avere con sè telefoni cellulari, a registrare il colloquio sia stato un altro agente di polizia penitenziaria. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), in una nota "prende le distanze dalle accuse di un presunto pestaggio" ed esprime solidarietà nei confronti del personale di Castrogno e in particolar modo “al commissario Giovanni Luzi, comandante della polizia penitenziaria", che viene indicato come una delle due voci della registrazione. “Gli uomini e le donne del corpo di polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto teramano – ha affermato il segretario provinciale, Giuseppe Pallini -, eseguono servizio con grande senso di responsailità, abnegazione e professionalità più volte dimostrati nel recente passato, salvando la vita a detenuti che volevano suicidarsi e mai ha usato la forza nei cofronti dei detenuti, se non per reprimete atti di violenza"

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