L’audio dei «consigli per un massacro in carcere» fa il giro dei media

TERAMO – «E’ vero che il detenuto ha fatto così ma è anche vero che lo ha massacrato in sezione. E in sezione non si può massacrare un detenuto, si massacra sotto. Abbiamo rischiato la rivolta perchè c’era il negretto, il negro che ha visto tutto… Questo è il personale qua…». Frasi nette, nel rimbombo di un ufficio nel settore del personale del carcere di Castrogno. La voce è del comandante delle guardie penitenziarie. Oggi si sarebbe affrettato ad ammettere che la voce è sua ma l’episodio è diventato un caso. L’audio di quello che è stato già ribattezzato “consigli per un massacro in carcere", il cui testo era stato pubblicato la scorsa settimana dal quotidiano La Città, oggi è finito on-line, pubblicato dal sito Repubblica.it. Il sostituto procuratore David Mancini ha aperto un’inchiesta e ha acquisito il Cd su cui qualcuno, sicuramente un agente, ha riversato l’audio catturato con un telefonino e spedito in busta anonima al direttore del quotidiano. Tra visite di parlamentari e comunicati stampa, il mondo che vive attorno e dentro alle carceri prende posizione. E chiama in causa Alfano. Lo fa la radicale Rita Bernardini, oggi a Teramo come "vedetta" di Marco Pannella, impegnato a Marrakesh ma annunciato nel penitenziario della sua città nei prossimi giorni. «Alfano sotto questo profilo ci sembra un pò addormentato – ha commentato la Bernardini -. Bisogna prendere provvedimenti urgenti perchè 61 suicidi sono troppi, il ritmo di crescita dei detenuti è di 800-1000 l’anno, la situazione è grave e Teramo non fa eccezione». L’invito a uscire dal torpore al Guardasigilli arriva anche dal Pd, che sostiene «la sottovalutazione di quella che è una situazione esplosiva. Stupisce la latitanza del governo – sono le parole di Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella Commissione Giustizia della Camera -. In tutto questo non aiutano le spaventose registrazioni di alcune ‘mele marce’ come quelle di Teramo che abbiamo ascoltato, che rischiano di gettare benzina sul fuoco». Ascoltare la registrazione rubata è il suggerimento al ministro che propone anche Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l’organizzazione giovanile del PdCI: «L’audio deve indignare e smuovere le coscienze democratiche. Invitiamo il ministro Alfano, che domani riferirà al Senato sulla morte di Stefano Cucchi, ad ascoltarlo prima del suo intervento. E’ ora che, chi nel mondo carcerario, sa qualcosa, a cominciare dalle forze dell’ordine, venga allo scoperto: a Roma, a Teramo e in qualsiasi altro carcere italiano dove si consuma una tale ingiustizia si calpesta la democrazia e la dignità umana". L’appello a identificare e punire gli eventuali responsabili ma a non strumentalizzare, è lanciato dal Sappe, il sindacato autonomo, il cui segretario Donato Capece parla del Corpo, come «istituzione sana, con una onorabilità da difendere da inaccettabili strumentalizzazioni». Il penitenziario di Teramo è – per Eugenio Sarno, segretario generale Uil penitenziari, anche lui oggi nel capoluogo abruzzese, «connotato dalle caratteristiche negative del sistema carcerario italiano, sistema che trasforma la pena in supplizio e il lavoro in tortura, e non certo per colpa del personale».

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