Ammazzato di botte da tre nomadi

ALBA ADRIATICA – Emanuele Fadani, commerciante di 37 anni di Alba Adriatica, è morto la scorsa notte per le gravi ferite riportate nel corso di una rissa con tre giovani nomadi del posto. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Alba Adriatica, il giovane verso le 2.30, sarebbe stato aggredito verbalmente per futili motivi da tre zingari che aveva incrociato all’interno di un pub della zona centrale della cittadina, il "Black out" in viale Mazzini. Una volta per strada tra i quattro sarebbe nata una vivace discussione, sfociata poi nell’aggressione. Durante la lite il giovane sarebbe stato colpito più volte con calci e pugni, mentre è da accertare se siano stati usati corpi contundenti. Alcuni passanti hanno chiesto l’intervento del 118 quando hanno visto il commerciante a terra esanime e in una pozza di sangue, mentre i tre si sono dileguati. I soccorsi a Emanuela Fadani sono stati purtroppo inutili: è morto durante il trasporto verso l’ospedale di Sant’Omero per un gravissimo trauma cranico. Le ricerche, scattate immediatamente dopo il fatto da parte dei militari, hanno permesso di identificare i tre giovani Rom: nei loiro confronti sono stati emessi altrettanti provvedimenti di fermo di polizia giudiziaria per concorso in omicidio volontario. Due di loro si sono costituiti e sono attualmente nella sede del comando compagnia di Alba Adriatica; il terzo si è reso irreperibile. I tre, che facevano parte di un gruppo di 5 in evidente stato di ubriachezza, saranno interrogati dal magistrato, il sostituto procuratore Roberta D’Avolio, che coordina le indagini sul caso e che ha già disposto l’autopsia sulla salma di Emanuele Fadini. Uno dei testimoni chiave dell’episodio è un passante che ha tentato di separare i contendenti riportando ferite guaribili in pochi giorni. La tragedia della scorsa notte ripropone dolorosamente un altro episodio del genere, sempre nel Teramano: lo scorso 9 agosto, a Martinsicuro, un cameriere di 23 anni, Antonio De Meo, fu ucciso da tre zingari durante una rissa. E c’è purtroppo un tragico filo nero che collega i due delitti: uno degli indagati di oggi, quello ricercato, è lo zio di uno dei minorenni arrestati per l’omocidio del giovane 3 mesi fa.

Chi sono i tre indagati
Sono due cugini, Elvis e Danilo Levakovich e il loro amico Sante Spinelli tra i 20 e i 25 anni, i tre zingari indagati nell’inchiesta sul delitto. Il primo è irrintraccabile, gli altri due si sono presentati nella caserma "Isaia Ceci", sede del comando compagnia carabinieri di Alba Adriatica all’alba. Si tratta di tre giovani con piccoli precedenti per reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, fatta eccezione per Danilo Levakovich, che nel giugno di un anno fa fu arrestato perchè coinvolto in vasto giro di droga, in occasione del sequestro di oltre 40 chili di hashish, e rimesso in libertà dopo alcuni giorni.

Il sindaco: “Fatto grave e inqualificabile" e indice il lutto cittadino
La convivenza con la comunità Rom, stanziale dalla nascita della cittadina di Alba Adriatica comincia a stare stretta a una buona parte della popolazione, alla luce della tragedia consumatasi la scorsa notte, con l’omicidio di un giovane commerciante nel corso di una rissa con tre giovani zingari. Lutto cittadino nei giorni dei funerali e una manifestazione con fiaccolata in serata in Piazza del popolo ma anche cartelli sulla cancellata della caserma “Isaia Ceci" del comando compagnia di Alba dei carabinieri con su scritto: “Adesso basta!“ o “Il prossimo sarai tu". Lì dentro ci sono due dei tre presunti autori del pestaggio mortale, fuori comincia ad animarsi una piazza che tra le righe chiede l’istituzione di un comitato di difesa dei cittadini dal fenomeno Rom. «E’ un episodio grave e inqualificabile che offende profondamente i cittadini di Alba Adriatica»: è questo il commento del sindaco di Alba Adriatica, Franchino Giovannelli, alla tragedia. "Da anni conviviamo con questa realtà ma questo non significa che dobbiamo tollerare i loro episodi. Questa violenza non rispecchia la realtà della nostra cittadina, accogliente e tranquilla. Chiediamo alle forze dell’ordine una puntuale e costante azione di controllo". Una comunità ampia, numerosa, quella dei Rom ad Alba. Abituata al lusso, spesso coinvolta in inchieste ed operazioni antidroga. E per due volte, coinvolta in delitti quale sfogo di una violenza pura, rinforzata dai fumi dell’alcol. “Stanotte ci è capitato Emanuele – dicono con rabbia molti albensi in viale Mazzini, luogo dell’assassinio -, ma poteva esserci uno di loro. Il motivo? Con loro non c’è mai un motivo per essere picchiati o, come in questo e nel precedente caso di Martinsicuro, essere ammazzati di botte. Ma non siamo una comunità civile e loro approfittando di questo, con la violenza e il sopruso".

In serata gli arresti
Tre ordinanze di custodia cautelare per concorso in omicidio volontario sono state emesse dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, nei confronti degli zingari accusati di aver ucciso nel corso di una rissa, la scorsa notte, ad Alba Adriatica, il commerciante di 37 anni Emanuele Fadani. I provvedimenti sono stati notificati a Danilo Levakoich e Sante Spinelli nella caserma di Alba Adriatica dove sono trattenuti dall’alba di oggi; è sempre irreperibile invece il terzo rom, Elvis Levakovich, cugino di Danilo, anche lui di Alba Adriatica come gli altri due. La decisione del magistrato è arrivato al termine di una giornata di verifiche e valutazioni delle dichiarazioni di alcuni testimoni e degli stessi due indagati. Secondo quanto si è appreso, i due avrebbero confermato di aver avuto una lite con la vittima ma che a colpire mortalmente il commerciante sarebbe stato Elvis Levakovich, il nomade attualmente irreperibile. I due zingari sono stati rinchiusi in serata nel carcere di Castrogno. Domani alle 15, all’obitorio dell’ospedale di Giulianova, è in programma l’autopsia sulla salma.

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