Il fratello della vittima: «Non perdoneremo»

ALBA ADRIATICA – Palloncini colorati, due grandi striscioni con scritto "Ciao Manu" e "Con noi per sempre", e magliette nere con scritto "Per sempre nei nostri cuori": è cominciato così, con centinaia di amici, parenti e semplici cittadini, il funerale di Emanuele Fadani, il commerciante di 27 anni di Alba Adriatica, ucciso di botte da tre zingari del posto. In piazza del Popolo è poi arrivato il feretro del giovane, accompagnato dalla mamma Anita, dai fratelli Fabrizio e Alex (rientrato di fretta da New Orleans, negli Usa), dalla moglie Ilaria e dalla piccola Giorgia. Il corteo si è ingrossato sempre più, fino a diventare dieci volte più grande, fino a piazza IV Novembre, nella piazza dinanzi alla chiesa di Sant’Eufemia dove, dove è stato allestito un palco con l’altare e i paramenti sacri. Intorno la gigantografia di Emanuele, la cui bara è stata accolta con uno scroscio di applausi all’arrivo nella piazza. Una messa commovente, sferzata dalle parole dure del fratello Fabrizio, salito sull’altare per dare il suo ultimo saluto a Emanuele: «In noi non ci sarà mai resa e perdono, ai rom dico ‘se avete un briciolo di umanita, cambiate, agli assassini di mio fratello ‘vergognatevi’» e giù applausi da parte della folla. "Questa morte poteva essere evitata. Lo dico alle forze dell’ordine, ‘adesso tocca a voi fermare questa violenza, chi vive fuori dalla legalita’, impedire almeno che mia nipote Giorgia domani non incontri per strada gli assassini del padre". Ma il suo è stato anche un appello allo Stato: "Lo Stato non se ne vada adesso, quando si spegneranno i riflettori su di noi, non uccidete mio fratello due volte, fateci vivere nella nostra comunità, date voce e ascolto a chi in questa città ha rotto il muro del silenzio avendo il coraggio di ribellarsi ai oprusi, alla violenza, alla vita fuori dalle regole". Le parole del fratello del commerciante ucciso di botte nel corso della rissa con tre zingari la notte su marted√¨ scorso, ha provocato anche la replica del vescovo di Teramo,
Mons.Michele Seccia, che ha celebrato le esequie: "Condivido in pieno – ha detto – ma i funerali non devono essere spettacolo. Cerchiamo il bene, cerchiamolo insieme. Se io cittadino cedo
all’emozione del momento con l’applauso, solo il congiunto rimarrà dopo con il dolore, gli altri con le rivendicazioni". Lo stesso Seccia nell’omelia aveva invitato i cittadini di Alba a "non cadere nella tentazione della vendetta, a esigere in nome dell’umanit√† di cui facciamo parte il rispetto delle regole della civile convivenza e alle forze dell’ordine ad assicurare alla giustizia chi semina violenza nel nome di una presunta libertà". Poi è arrivato lo straziante saluto della moglie Ilaria ("ti amo, sei la luce dei miei occhi") e della piccola Giorgia che con il suo "ciao papà", ha appoggiato il suo orsacchiotto di peluche sulla bara del padre ai piedi del palco. La chiusura del funerale è stata accompagnata dal lancio di palloncini colorati raccolti dagli
amici e da un grande cuore rosso gonfiabile che è stato lanciato in cielo dai familiari di Emanuele. Il feretro è stato poi salutato dai sindaci di gran parte dei comuni della Val
Vibrata, del capoluogo e dai rispettivi gonfaloni, tra i quali quello della provincia di Teramo, per essere accompagnato poi nel cimitero di Roseto degli Abruzzi dove la salma sarà tumulata nella tomba di famiglia. Soltanto gli applausi hanno rotto il silenzio surreale della piazza centrale di Alba Adriatica dove le esequie si sono svolte senza problemi, sotto lo sguardo attento e vigile di tantissimi poliziotti e carabinieri in borghese.

Leave a Comment