"Chi tocca i fili, muore"

TERAMO – Il più realista l’ha sintetizzata così, la vicenda Venturoni:"Chi tocca i fili, muore". E se ci pensate è proprio la verità. Lanfranco Venturoni la sua guerra contro il malaffare (soprattutto in sanità) l’ha ingaggiata dieci anni fa. All’epoca la politica e il mondo della giustizia lo abbandonarono. Lui mandava in giro il suo libro giallo sulla sanità abruzzese: denunciava (come aveva fatto alla magistratura) nomi, cognomi, ruoli e fatti sul rapporto Regione/sanità privata. Quando potevano, oltre che sfuggirlo, alcuni lo prendevano in giro. Gli facevano capire con chiarezza che era circondato da gente che aveva interessi ben precisi a che le cose andassero al contrario di come indicava lui. Ma Venturoni, si sa, è uno che non si scoraggia e ha continuato a lavorare in favore della sanità dal suo ospedale di Giulianova (dove chiunque, per decenni, ha trovato in lui un medico disposto a dare risposte secche, rapide, sicure e gratis), ha continuato a lavorare attraverso le collaborazioni con la Asl, il sindacato dei medici, la stessa Regione. Dentro la sanità c’è stato immerso tanto da conoscerne le debolezze e le zone franche, i punti di cedimento ma anche le situazioni, le persone, gli ambiti di trasparenza, su cui lavorare. Quando crollò, sulle tangenti nella sanità, la giunta Del Turco, Venturoni si scandalizzò in maniera definitiva e decise che voleva fare l’assessore alla sanità. Lo voleva e basta. Non cedette alle lusinghe politiche di chi gli tendeva tranelli ("Non ti candidare…entra nel listino che ti facciamo fare l’assessore lo stesso"…"Non pretendere la sanità: chi te lo fa fare? Sei un uomo arrivato, vai in pensione…pensa a goderti un bell’assessorato tranquillo") che servivano a toglierlo di torno. Fece l’assessore e raccolse con l’occhio attento del medico e il cuore buono dell’uomo che è, ogni vittima del terremoto del 6 aprile. E non ha conosciuto momenti di fermo, non ha fatto che pensare al dopo, a come se ne debba uscire, non ha fatto che pensare ai dializzati (la mattina stessa del terremoto) che andavano subito accuditi, e ai malati da trasportare e a quelli da tenere sott’occhio e a quelli che soffrivano di più e alle madri che piangevano i figli morti….con lo sguardo alla visione, già, della ricostruzione. Perchè la sanità non mollasse, perchè la forma pulita, netta, chiara della struttura è la sostanza della trasparenza, della morte del malaffare. E intanto ha preparato e ha visto passare la legge. Quella che potrebbe mettere al riparo l’Abruzzo (terra di conquista di masnadieri) dalle insidie del rapporto pubblico/privato. Ma come dice il mio amico, in Abruzzo "chi tocca i fili muore"…e Venturoni, al mio amico non ha mai voluto dare ascolto. F.S.

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