Diecimila euro per un permesso di soggiorno, manette anche a un vigile urbano

TERAMO – Quarantacinque ordinanze di custodia cautelare, 21 in carcere e 24 agli arresti domiciliari, 30 delle quali eseguite nella scorsa notte da 120 poliziotti in otto province italiane (Teramo, L?Aquila, Pescara, Rieti, Ascoli Piceno, Ancona, Macerata e Prato) su disposizione del gip di Teramo, Marco Billi su richiesta del pubblico ministero David Mancini. Tra loro ci sono i titolari di uno studio commerciale, quelli di un’agenzia immobiliare, un vigile urbano, imprenditori cinesi e proprietari di appartamenti: tutti accusati di concorso nella violazione delle leggi sull’immigrazione, avendo favorito o tentato di farlo, l’ingresso di cittadini cinesi in Italia per ricongiungimenti familiari falsificandone i requisiti previsti dalla legge. I dettagli dell’Operazione "Alba Orientale" sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal questore di Teramo, Amalia Di Ruocco: per ogni pratica i cinesi pagavano anche fino a 10.000 euro. Il fulcro dell’indagine durata un anno, sono le contestazioni mosse al titolare dello studio commerciale di Alba Adriatica, Giuliano Boffi, 58 anni, e a sua moglie, Giovanna Di Lorenzo (55). Erano loro che procuravano i contatti, provvedevano a raccogliere le documentazione necessaria per chiedere i permessi di soggiorno o trasformare questi in carte di soggiorno, per permettere ai parenti in Cina di raggiungere i familiari in Italia e soprattutto in provincia di Teramo. C’era allora disponibile il geometra Antonio Di Gennaro (55) che alterava le planimetrie degli appartamenti per farli risultare delle metratura giusta per ospitare gli extracomunitari, c’era il vigile urbano del Comune di Alba, Massimo Ritrecina (47) che faceva finti sopralluoghi per le residenze e certificava la presenza dei cinesi, c’era l’agenzia immobiliare di Gino Bruni (49) e della madre Giuliana Esposito (62) che metteva a disposizione gli immobili per le false residenze, al pari di proprietari di appartamenti sfitti. E se il reddito non era congruo per garantire requisito di accoglienza, ecco gli imprenditori cinesi che si prestavano a emettere false buste paga e addirittura premi di produzione inesistenti per garantire il reddito. La squadra mobile diretta dal vicequestore Gennaro Capasso ha individuato 112 pratiche gestite dallo studio commerciale nel periodo 2007-2009: di queste 13 sono di cittadini cinesi che hanno ottenuto la carta di soggiorno, 12 sono state bloccate in questura, 12 nelle sedi consolari italiane in Cina e 2 pronte per il ritiro allo Sportello unico per l’immigrazione. Gli arrestati saranno interrogati nelle prossime ore mentre continuano le ricerche dei 15 irreperibili.

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