Ricollocare i lavoratori cassintegrati in agricoltura

TERAMO – Ricollocare i lavoratori in cassa integrazione nell’agricoltura, “un’opportunità per le aziende agricole del teramano, purchè l’onere della formazione non venga scaricato sull’imprenditore agricolo”. Di questo avviso è il presidente provinciale dell’Unione italiana Mezzadri e Coltivatori diretti della Uil, Vincenzo Italiani, che in una nota, ha dichiarato di guardare con interesse l’idea del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, di estere i bonus da destinare alle imprese che ricollocano i lavoratori in cassa integrazione anche alle azienda agricole ma ha richiamato l’attenzione sulla necessità di acquisire le competenze necessarie per i lavoratori impiegati in agricoltura. Per Italiani la possibilità di ricollocare i cassintegrati in agricoltura rappresenterebbe una sorta di “manna dal cielo” per le azienda agricole teramane le quali, come tutto il comparto a livello nazionale, sembrerebbero scontare le difficoltà nel reperire la manodopera in generale, ma sarebbe però auspicabile una pianificazione per far si che essa acquisisca velocemente le giuste competenze che si addicono all’agricoltura. “L’agricoltura con molto ritardo viene considerata meritevole di benefici anche rispetto al reperimento della forza lavoro – si legge nella nota del presidente Italiani – un problema crescente anche nelle aziende agricole abruzzesi, soprattutto in quelle biologiche, nelle quali non sempre si può impiegare la meccanizzazione in tutti i cicli di coltivazione e raccolta. Da tempo questa era una soluzione da considerare come efficace contromisura all’avanzare della crisi industriale, ma occorre non scaricare ancora una volta sull’imprenditore agricolo l’onere di addestrare la manodopera di cui ha bisogno”. Per l’esponente sindacale della Uil, la formazione professionale preventiva e, subito dopo permanente, deve rappresentare il primo reale impegno dell’amministrazione regionale Abruzzese. “L’impiego di lavoratori senza requisiti professionali – si legge nella nota – non procurerebbe alcun benefico alla produzione che verrebbe penalizzata in termini di costi, e finirebbe per mortificare gli stessi lavoratori in esclusivi lavori di bassa manovalanza, senza alcun apporto concreto alla soluzione del problema manodopera della azienda agricole”. Per Italiani la Regione dovrebbe impegnarsi a destinare risorse ingenti in questa direzione e ridurre al contempo le spese attuali “tese più a promuovere la commercializzazione anziché la produzione”. Una cosa che “innesca un perfido meccanismo di distanza tra i trasformatori e commercianti dei prodotti e gli agricoltori lasciati da soli a combattere con tutti i problemi inerenti la vita nei campi, non ultimo la squallida speculazione al ribasso sui prezzi del grano e delle uve da vino”.

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