I tappeti di guerra, la voce dei popoli sottomessi

TERAMO – Tappeti quale formidabile strumento di comunicazione in tempo di guerra che oggi, diventano oggetto di conoscenza ma anche di denuncia contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Stiamo parlando dei “tappeti di guerra“ dell’Afghanistan che l’Associazione CooperAction Onlus di Roma in collaborazione con l’Associazione culturale Interamum – e il patrocinio del comune di Teramo attraverso gli assessori Dodo Di Sabatino Martina e Guido Campana – esporranno domani al Museo archeologico "savini" in via Delfico (dalle 16 alle 19). La mostra rientra nell’ambito dell’iniziativa "Calpesta la guerra". I tappeti di guerra, così definiti per le rappresentazioni di armi e campagne militari nelle decorazioni dei tappeti, nascono negli anni ’80 a seguito dell’occupazione sovietica dei territori afgani. Il tappeto orientale, tradizionalmente annodato dalle etnie locali diventa, con i tappeti di guerra, uno strumento di propaganda all’interno del paese per contrastare l’offensiva sovietica. A seguito dell’occupazione anglo americana del 2001 queste produzioni diventano un nuovo congegno di comunicazione con raffigurazioni ancor più’ sofisticate come l’attentato delle Twin Towers e la campagna militare “Enduring Freedom”. Si tratta di una iniziativa che vuole denunciare lo sfruttamento di minori impiegati nella realizzazione di tappeti di guerra e costretti a lavorare per sopravvivere. L’intento è quello di raccogliere fondi per realizzare progetti di sviluppo in Afghanistan coinvolgendo le fasce estremamente vulnerabili locali – donne e bambini – e, in Italia, nella città di Roma, aiutando l’integrazione dei rifugiati politici con corsi e laboratori di formazione professionale per un inserimento lavorativo legale nel nostro paese.

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