D’Agostino: «Sui precari della Provincia un atto di ingiustizia»

TERAMO – «Ingiustizia»: con questo ermine viene definita dal capogruppo del Partito democratico in consiglio provinciale, Ernino D’Agostino, la ‘miniproroga’ di 4 mesi dei contratti a termine e di collaborazione in Provincia. «E’ ingiusto bloccare il processo di stabilizzazione di lavoratori che da anni svolgono con professionalità i loro compiti e che hanno superato ben due prove concorsuali, è miope mettere a rischio il funzionamento di servizi essenziali, la cui qualità potrebbe essere migliorata attraverso la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Non è vero che non ci sono le risorse di bilancio – scrive D’Agostino -. Le intese sindacali sottoscritte dalla precedente Giunta furono precedute da una attenta verifica delle previsioni pluriennali di bilancio. Inoltre, è bene che i cittadini sappiano che gran parte dei contratti trovano copertura finanziaria con i fondi Por, finalizzati ai servizi per l’impiego e non potrebbero mai essere utilizzati per destinazioni diverse: se la Provincia procedesse a licenziare gli attuali dipendenti con contratti a termine, dovrebbe poi effettuare nuove assunzioni di personale precario, rendendo permanente un meccanismo vizioso». Secondo D’Agostino l’avversione alla stabilizzazione della giunta Catarra nasconderebbe altre intenzioni: «Procedere a nuove assunzioni in un’ottica palesemente clientelare e promuovere l’esternalizzazione e privatizzazioni di funzioni essenziali come i servizi per l’impiego e le politiche del lavoro, imitando esperienze  che altrove sono state fallimentari». Dal gruppo consiliare del Pd parte un invito al presidente Catarra e alla maggioranza a un’attenta riflessione: «La tensione in atto e l’incertezza che grava sulla riorganizzazione della macchina amministrativa, da oltre sei mesi annunciaia e allo stato attuale nemmeno abbozzata, rischiano di produrre effetti devastanti sul funzionamento dell’Ente – conclude D’Agostino – e sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini e ella imprese».

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