La Casa dello studente non aveva un pilastro portante

L’AQUILA – La Casa dello studente dell’Aquila collassò nella notte del tragico 6 aprile, provocando la morte degli 8 studenti, anche perchè non aveva un pilastro portante. Lo si afferma nella perizia consegnata alla Procura della Repubblica dell’Aquila – parte della quale è stata anticipata dall’agenzia Ansa regionale – dai consulenti Francesco Benedettini e Antonello Salvatori, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati, per omicidio colposo, disastro colposo e
lesioni, 15 tra tecnici e costruttori con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Il voluminoso documento conferma quanto anticipato nei mesi scorsi anche circa le responsabilità umane precise nel cedimento della struttura, realizzata nel 1965 come magazzino privato ed adibito a residenza universitaria nel 1980. I periti confermano anche altre indiscrezioni, tra queste: il fatto che la scala di emergenza – oggetto della penultima
ristrutturazione, nel 2002 – è crollata perchè non era saldamente attaccata alla struttura, e che le travi e i pilastri del piano terra – nello spazio della mensa – erano intrisi di umidità. Tra le altre anomalie riscontrate dai tecnici, ci sono il sovraccarico sul tetto crollato, causato dai pannelli solari (circa 400 chilogrammi) e dai serbatoi d’acqua. Come se non bastasse al di sopra della casa dello studente c’era un grosso terrazzo non impermeabilizzato e quindi esposto alle piogge. Proprio la situazione di travi e pilastri è quella denunciata dagli studenti che ai magistrati hanno raccontato di avere visto e denunciato "colonne che trasudavano". Dentro al calcestruzzo dell’armatura era presente acqua tanto da rendere debole la struttura. La perizia, dopo l’accesso agli atti concesso dalla Procura, è anche nelle mani delle difese che stanno organizzando le strategie per i loro assistiti. Nell’ambito dell’inchiesta, il procuratore Alfredo Rossini e il sostituto, Fabio Picuti, ascoltarono nell’ottobre scorso anche l’ingegnere Giuseppe Carraro Moda, ex docente di estimo della facoltà di ingegneria dell’università aquilana il quale, in relazione ai crolli del 6 aprile dichiarò: "Effettivamente la sorveglianza sull’edilizia era scarsa e le imprese facevano quello che volevano, anche delle cose non regolari" e riferì di avere consigliato di non tornare a dormire in quella struttura ad alcuni studenti che lo avevano chiamato allarmati.

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