Diciottomila scosse in dodici mesi

TERAMO – Sono 18 mila le scosse registrate dalla rete sismica nazionale nella zona dell’aquilano dal 6 aprile 2009. E ad un anno dal terremoto, l’attività sismica ancora continua ai livelli di ‘aftershock’, con "alcuni eventi al giorno" provocati proprio dal sisma "madre". E’ quanto fanno sapere all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). "Le 18mila scosse – afferma Alessandro Amato, ricercatore dell’Ingv – rappresentano solo una parte di quelle che si sono effettivamente verificate nella zona, e sono circa il triplo delle 6-7 mila registrate in un anno su tutto il territorio nazionale, pari all’incirca a un terremoto all’ora. A un anno dal terremoto, ancora non si è raggiunto il livello dellanormale sismicità di fondo". L’Ingv precisa che l’evoluzione della sequenza sismica è stata ricostruita in tempo reale, e sono state individuate alcune aree critiche "che tuttora vengono monitorate con estrema attenzione; è stato evidenziato il ruolo fondamentale dei fluidi nell’innesco della scossa principale e nella genesi della sismicità appenninica; sono stati scoperti 3 forti terremoti sconosciuti prodotti dalla stessa faglia negli ultimi 2.500 anni simili a quello del 2009". Alla vigilia dell’anniversario del sisma aquilano, l’Ingv ribadisce l’importanza della "conoscenza, la prevenzione e l’educazione" per convivere con i terremoti che colpiranno l’Italia, uno dei Paesi più sismici dell’area mediterranea. L’Istituto, infine, ricorda che dall’ultimo grande terremoto italiano, Irpinia 1980, sono stati fatti enormi passi avanti nella comprensione dei processi di genesi dei terremoti. "La grande scommessa della nostra comunità scientifica – conclude l’Ingv – è fornire una prospettiva temporale a medio termine, identificando le aree dove avverranno con maggiore probabilità i grandi terremoti nei prossimi decenni"

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