Ruffini insiste: "No a Diaconale"

TERAMO – Ruffini non vuole Diaconale alla presidenza del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Torna oggi sull’argomento specificando che la legge garantisce una figura diversa e che il governatore Chiodi aveva promesso di rispettarla così come avrebbe dovuto rispettare, se fosse libero dalle indicazioni romane, la dceisione in proposito del Consiglio regionale. Il consigliere del Pd interviene sulle recenti notizie circa la prossima nomina a Presidente dell’attuale commissario Arturo Diaconale con una nota in cui ricorda un’interpellanza (dicembre 2009) in Consiglio Regionale ed una risoluzione (in data 31 marzo 2009). Ruffini ricorda che la risoluzione, votata all’unanimità dal Consiglio regionale impegnava il Presidente e la Giunta regionale ad attivarsi presso il Ministro Prestigiacomo per riattivare gli organi statutari dell’Ente Parco, inoltre a far si che si procedesse, come stabilito dalla legge, a designare un Presidente di riferimento dei territori, condiviso tra le Regioni Abruzzo, Marche e Lazio. Secondo il consigliere del Pd la scelta di Diaconale non risponde ai criteri di competenza tecnico-professionali oltre alla fondamentale appartenenza territoriale (Diaconale è nativo di Montorio al Vomano ma vive a Roma da molti anni). Dopo le buone gestioni dei Presidenti Giuseppe Rossi, Walter Mazzitti e del commissario Giandonato Morra, il Parco sta conoscendo un parabola discendente tanto che non se ne parla più come uno dei più importanti in Italia, secondo Ruffini. Era stato considerato dal Ministero dell’Ambiente e da Federparchi il “miglior modello gestionale in Italia”. Il grande lavoro di promozione dell’immagine del Parco, operato dai precedenti Presidenti, che aveva portato alla ribalta nazionale ed europea il Parco Gran Sassso Laga, rischia di essere  vanificato. “Chiodi non ha rispettato la decisione del Consiglio regionale che unanimemente aveva richiesto la nomina di un Presidente espressione del territorio e condiviso dalle comunità “ dice Ruffini. Abbiamo avuto ragione ancora una volta: Chiodi non è autonomo da Roma che lo tele-guida nelle scelte più importanti. Il vero problema, secondo Ruffini, è che la scelta di nominare Diaconale a Presidente del Parco appare inadeguata sotto molti punti di vista: Diaconale non ha avuto né significative esperienze amministrative né esperienze nel mondo ambientalista (se non l’aver fondato e diretto un’associazione ambientalista che nessuno conosce), e non risulta possa essere la sua origine abruzzese motivo di una radicata appartenenza al territorio del Parco. “Di Arturo Diaconale possiamo dire che è un ottimo giornalista di fama nazionale e non certo un conoscitore di Parchi” dice Ruffini.

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