Per la Procura c’è già uno dei killer di Adele Mazza

TERAMO – Svolta nelle indagini sul delitto di Adele Mazza, la 49enne tossicodipendente teramana, strangolata e poi fatta a pezzi: i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo hanno arrestato in serata R.B., ultracinquantenne teramano, che è fortemente indiziato di averla uccisa e poi di averla mutilata. A suo carico c’è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le contestazioni di concorso in omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere.
CACCIA AI COMPLICI – Sta in quel "concorso" la conferma che la Procura non crede a una sola ‘firma’ del delitto di Adele. Se R.B. c’entra, potrebbe non essere l’autore materiale ma sicuramente aver partecipato al brutale e macabro delitto. Nella notte, i militari diretti dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, hanno effettuato perquisizioni in decine di luoghi e scantinati, alla ricerca non solo dei complici ma soprattutto del luogo dove Adele Mazza è stata uccisa.
L’INDAGATO ASSISTE ALLA PERQUISIZIONE DELLA SUA CASA – Dalle 17 a poco oltre le 20. Tanto è durata la perquisizione dell’abitazione di R.B., in via Arno 6, a poche centinaia di metri da via Francesco Franchi dove, la sera di Pasquetta e l’indomani, i carabinieri hanno raccolto quel che restava del corpo martoriato della 49enne. Sei carabinieri del Ris di Roma, con tute e attrezzi per i rilievi, hanno setacciato l’appartamento al primo piano del complesso popolare e il fondaco annesso. Sotto gli occhi dell’indagato e del suo legale, Barbara Castiglione, i carabinieri hanno prelevato tre asciugamani, un paio di scarpe e repertato una macchia di sangue sul bordo della vasca da bagno, oltre a oggetti di secondo piano nello scantinato.
L’ARRESTO – Alle 20.30 i carabinieri del reparto operativo lo hanno accompagnato in caserma, in piazza del Carmine, e qui gli hanno notificato l’ordine di arresto per poi accompagnarlo nel carcere di Castrogno. All’uscita dalla casa, il legale ha tenuto a sottolineare l’assenza di provvedimenti, fino a quel momento, nei confronti del suo assistito, chiamato ad aprire l’abitazione ai carabinieri con un decreto di nomina del difensore, che equivale a un avviso di garanzia. Successivamente, dopo che la notizia si era già sparsa per la città, per R.B. si sono aperte le porte di una cella di Castrogno, dove da un mese e mezzo è rinchiusa la sua convivente.
I FAMIGLIARI: «NON C’ENTRA NIENTE, NON NE HA LA FORZA» – I parenti dell’indagato, increduli, hanno assistito al via vai di militari in divisa e borghese in via Arno: «Si stanno accanendo contro un poveretto – dicono -. Non ha più la forza nemmeno per tagliare il pane, figuratevi per fare quello che è stato fatto a quella donna. Non la frequentava più come prima, lui ha dei seri problemi di salute. Se sa qualcosa di chi possa essere stato? A noi ha giurato di no».
IL MOVENTE – Per firmare un’ordinanza di custodia cautelare così ‘pesante’, il gip deve essere stato convinto dalla Procura che ha portato elementi concreti sul coinvolgimento di R.B. Ma sulla strada della definitiva chiarezza, del completamento del quadro accusatorio, oltre a mancare l’anello verso altri responsabili e altri responsabili stessi, ancora non c’è il movente. O, almeno, lo conoscono solo gli investigatori. C’entra la droga ed è possibile che tra Adele Mazza e l’indagato, sia sorto un intricato sistema di ritorsioni, con attori principali, forse, dei grossi spacciatori. R.B. avrebbe forse accusato la vittima della scomparsa di una fornitura particolare e quando chi doveva riaverla o riavere la parte di guadagno, non l’ha trovata, lei è diventata il bersaglio della vendetta e l’indagato il complice di una mattanza.

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