Una settimana fa il massacro, il mistero resta

TERAMO – Si dice che solitamente le indagini sugli omicidi vanno risolte entro tre giorni. Adele Mazza è stata uccisa oltre una settimana fa e quel che è peggio che ad oggi, il mistero avvolge questo macabro delitto. Gli investigatori hanno raccolto una discreta molre di elementi, ma il bandolo della matassa non si trova. Intanto ci sono i resti: parti del corpo della 49enne tossicodipendente teramana, travolta dai guai della droga e della prostituzione, sono stati trovati lungo la scarpata di via Francesco Franchi la sera di Pasqua; le gambe ‘ritagliate’ assieme ai glutei dal tronco, le braccia, il tronco in due pezzi con la testa e l’intestino; ci sono poi le corde utilizzate per strangolarla; un giubbino e il carrello usato per trasportare i pezzi da luogo della mattanza o da un furgone fino allo scarico. Infine, altri elementi ma purtroppo inservibili perchè non relativi al delitto: una roncola e un furgone rubato. Mancano gli ingredienti fondamentali per un’inchiesta: il luogo del delitto, l’arma usata e il movente. Da una settimana ci si aggrappa alle perizie che però hanno bisogno di una serie di tempi tecnici: i Ris hanno prelevato materiale, i medici legali Sciarra e Fineschi massimo entro tre mesi dovranno fornire sostegno attraverso esami tossicologici e valutazioni sulla tipologia delle ferite sui tessuti e sugli organi per definire le armi utilizzate. Il resto è indagine classica con tutti gli strumenti noti: interrogatori, perquisizioni, analisi dei tabulati, confronti. Niente. Adesso spunta l’ipotesi vendetta nel mondo della droga, con il cadavere sezionato per rinvenire una partita di droga ‘ingoiata’; poi un’altra che vorrebbe un ‘cliente’ rapinato dopo il rapporto sessuale, pronto al massacro; oppure spacciatori disposti a un segnale molto forte verso chi ha sbagliato. Comunque la vogliamo rigirare, il mistero regna e questo non aiuta la tranquillità di una comunità, ‘abituata’ a vivere episodi di cronaca relegati al massimo entro ambiti famigliari e dalla repentina soluzione. Eccetto due clamorosi casi: la morte del povero Leonardo Paolini e dei coniugi Masi. Dove la violenza, la crudeltà e la ferocia, comune denominatore, hanno intriso di giallo la morte di tre persone normali. 

 

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