L’assassino tradito dal suo sangue

TERAMO – Come nel più classico dei serial televisivi criminali, Romano Bisceglia (nella foto), il 53enne teramano arrestato ieri sera per l’omicidio di Adele Mazza, è stato tradito dal suo stesso sangue. I carabinieri del Ris di Roma hanno infatti ‘letto’ il suo Dna su alcune tracce di sangue rinvenute sul secchio del ‘Mocio vileda’ che conteneva il braccio destro della vittima, strangolata e poi fatta a pezzi per essere trasportata meglio fino al fossato di via Francesco Franchi (nella foto in basso a sinistra il luogo del ritrovamento). L’indagato non parla: da ieri notte si è avvalso della facoltà di non rispondere, probabilmente darà la sua versione dei fatti nell’interrogatorio di garanzia in programma domani alle 13 in Procura.
INCASTRATO DAI RIS – Nella conferenza stampa di questa mattina, il tenente colonnello Antonio Salemme e i capitani Nazario Giuliani (reparto operativo) e Americo Di Pirro (compagnia di Teramo) hanno tenuto a sottolineare che il grave quadro indiziario nei confronti di Bisceglia è stato ‘blindato’ dalle prime analisi di laboratorio sulle macchie di sangue trovate su un pezzo di nastro adesivo con cui il secchio era stato assicurato al carrello giallo utilizzato per trasportare i pezzi di cadavere fino a via Franchi."image" Questo è il particolare più importante per faro ritenere colui che ha strangolato Adele Mazza. Avrebbe avuto un ruolo, nel sezionamento del cadavere e nel successivo trasporto fino al fossato, ma su queste altre due fasi del delitto ha avuto sicuramente, secondo gli investigatori, complici.
A PASQUETTA ERA VIVA – Adele Mazza è stata uccisa tra le 10.30 e le 20 del giorno di Pasquetta. Ci sono testimonianze che permettono ai carabineri di ricostruire gli ultimi giorni di vita della vittima, fino alla mattina di lunedì 5 aprile. Alla contestazione se sia stato possibile che qualcuno abbia portato a spasso con un carrello una donna fatta a pezzi, in pieno giorno, la risposta è stata: «Tenete presente che nel giorno di Pasquetta Teramo era deserta e che arrivare lì è facile solo per chi conosce i luoghi e la strada».
LE TESTIMONIANZE – I carabinieri hanno raccolto alcune testimonianze, di persone che gravitano negli ambienti dell’indagato e della vittima, ma non solo. Alcuni hanno riferito di averla vista la mattina di domenica in compagnia di R., un anziano che spesso si intratteneva con la donna, altri lunedì nella prima mattinata: determinanti per ricostruire le ultime ore di vita della donna, Che ha lasciato casa senza fuggire. L’appartamento era in ordine, la porta blindata (che di recente aveva sostituito un’altra porta che si chiudeva con un meccanismo artigianale e di fortuna) era chiusa dall’esterno, la televisione accesa ma con il volume basso perchè Adele Mazza era solita fare così per far credere, in sua assenza, che qualcuno fosse in casa.
UCCISA PER UN BANALE LITIGIO – Gli investigatori ritengono che il movente sia in un banale litigio, di quelli che spesso sarebbero avvenuti tra Adele Mazza e Bisceglie, legati da una frequentazione che in due decenni si era trasformata da una relazione sentimentale a rapporto di sudditanza e complicità in una serie di attività delittuose, tra le quali lo scambio di sostanze stupefacenti. Spesso Bisceglia era stato notato picchiare la donna e questo avrebbe costituito un primo, piccolissimo capanello d’allarme sul movente.
SEZIONATA PER ESSERE TRASPORTATA MEGLIO – La donna è stata sezionata dopo essere stata uccisa e denudata. "image"Chi lo ha fatto, e su questo ci sono indagini in corso perchè Bisceglia – dicono i carabinieri – sarebbe stato aiutato da una o più persone, ha atteso che il sangue defluisse tutto, per poi sezionare il cadavere e riporre i pezzi nelle buste poi rinvenute dai Ris. Le due gambe, in altrettanti contenitori, le braccia, una delle quali lasciata ancora nel secchio del ‘Mocho’, il tronco con la testa, l’intestino in un contenitore, gli indumenti intimi in un’altra busta e giubbotto e gonna senza contenitore.
USATI UN COLTELLO E UNA PICCOLA SEGA – Due le armi usate: un coltello a lama piatta e un sega dalla lama piccola, quest’ultimo necessario per sezionare le ossa. Mancano all’appello, la roncola di cui si è parlato nei giorni scorsi non apparteneva al caso su cui si indaga.
NON SI TROVANO LE SCARPE E IL CELLULARE DELLA VITTIMA – Non si trovano le scarpe e il cellulare della vittima, letteralmente scomparsi. Nel fossato di via Franchi sono stati rinvenuti il giubbino e altri vestiti, ma non le scarpe.
I COMPLICI – E’ caccia al luogo dove potrebbe essere stata sezionata e a chi ha aiutato Bisceglia. I Ris e i colleghi del reparto operativo continuano a cercare, con decine di perquisizioni. In casa dell’indagato – adesso sotto sequestro – sono stati repertati oggetti (asciugamani e un paio di anfibi) ritenuti molto interessanti e inviati ai laboratori per gli approfondimenti tecnici. Ci sono tracce di sangue: quattro tra pavimento, tappetino e vasca da bagno, e un’altra sugli anfibi dell’uomo. Bisogna adesso capire se sono della vittima.

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