Chiodi: "Entro il 2012 le basi per il rilancio economico abruzzese"

TERAMO – Entro fine anno scenderà l’indebitamento della Regione Abruzzo arrivando a circo 3miliardi e 250 milioni di euro. Per il governatore Gianni Chiodi, dopo le ultime due Finanziarie da lacrime e sangue, già dal 2012, l’Abruzzo conta di avere risorse per cominciare a liberare ulteriori potenzialità".
 E’ la fotografia scattata dal presidente Gianni Chiodi, nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, che si è tenuta a Pescara nell’aula consiliare del Comune. "L’Abruzzo per lungo tempo è stato un vero e proprio paradiso fiscale – ha affermato Chiodi – basti pensare che, per ben dieci anni, le imprese che si sono insediate nel nostro territorio hanno beneficiato dell’esenzione dall’Irpeg e dall’Ilor e questo ha rappresentato un fattore fortissimo di attrazione di investimenti. Oggi – ha detto Chiodi – i tempi sono cambiati e, oltre a dover fare i conti con il fortissimo indedebitamento che, nel 2007, aveva raggiunto i 4 miliardi e mezzo di euro, erodendo notevolmente le possibilità per il bilancio regionale di sostenere le attività economiche, scontiamo anche un considerevole gap infrastrutturale, fatta eccezione per la mobilità viaria che è di buon livello, un defict competitivo del sistema industriale ed un consistente divario fiscale rispetto alle altre Regioni italiane". Lo scenario attuale vede una tassazione ben più elevata che altrove che va ad aggiungersi alla crisi finanziaria già da tempo in atto in Abruzzo, a quella economica di livello internazionale, oltre al dramma del terremoto che ha di fatto bloccato per un anno l’economia del territorio. "E’ forse il momento più difficile per la storia dell’Abruzzo – ha dichiarato il presidente Chiodi – ma abbiamo creato le premesse per una risposta efficace con la firma, con il Governo nazionale, dell’Accordo integrativo quadro per le Infrastrutture e con il Masterplan relativo al sistema economico”. Per Chiodi inoltre i fondi Fas, Fesr e Fse, che si avvicinano ai 2 miliardi di euro, sono risorse reali e non fittizie e saranno messi a disposizione dello sviluppo ripartiti tra ricerca, competitività, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e sviluppo di fonti rinnovabili. “La sfida vera – ha concluso il governatore –  oltre a spenderli, sarà soprattutto quella di spenderli bene ma questo dipenderà in gran parte dalla qualità delle proposte che arriveranno dal mondo dell’impresa".

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