Invecchiare in salute. Per farlo servono assistenza, soldi e sorrisi

TERAMO – Assistono alla lettura de “I Promessi Sposi”, vengono stimolati da 6 animatrici perché aumenti la loro percezione del bello, di ciò che vale la pena di essere ancora vissuto: sono gli anziani (in questo caso della casa di riposo di Teramo De Benedictis). Devono evitare, in vecchiaia, la depressione, che è dietro l’angolo, che minaccia di strangolarli soprattutto se sono, come i 235 ospiti della struttura teramana, fuori dalle proprie case, dalle famiglie. 142 degli ospiti non sono autosufficienti, 20 lo sono totalmente, il resto lo è parzialmente. Sono in prevalenza donne, e l’età media è di 80 anni. Ci torniamo a ragionare sopra, sulla condizione di vita che è propria anche degli anziani ospitati a Teramo, perché proprio alla De Benedictis si è tenuto un convegno sul tema “Invecchiare in salute”, organizzato con la Cisl pensionati di Teramo. All’incontro ha preso parte la coordinatrce donne della FNP nazionale, Veleria De Bortoli, che ci ha detto:”Gli anziani, con tutto il rispetto e l’ammirazione per questa struttura di Teramo, vanno tenuti in casa e se malati vanno curati a domicilio”. Il nucleo centrale della questione anziani però, secondo la coordinatrice nazionale, resta legato all’indipendenza economica e all’autosufficienza finanziaria degli stessi. Prima di questo viene, ovviamente, il problema dell’occupazione e del sostegno alla famiglie in difficoltà, anche con anziani a carico. Ma la salute, addirittura il benessere dl singolo anziano, della persona in vecchiaia, sono all’attenzione soprattutto dell’amministratore unico della Casa di riposo, Carlo De Sanctis, che insiste sulla necessità di studiare a fondo i meccanismi trasformati della vita (insieme con l’acuirsi ad esempio di alcuni sensi, come tatto e olfatto), per capire bene quali sono i bisogni e trovare metodi di approccio. “Le persone autosufficienti che sono ospiti da noi – dice De Sanctis – sono particolarmente attratti dall’esterno e vanno fuori molto e volentieri e quasi rifuggono i rapporti all’interno, mostrando interesse zero alla vita socale della De Benedictis. I non autosufficienti o coloro che lo sono parzialmente, invece, vivono con partecipazione le attività della casa di riposo e addirittura ne chiedono e sollecitano l’intensificazione. Hanno bisogno di parlare, di vedere che gli venga rivolto un sorriso interamente dedicato, di contatto fisico”.

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