Alloggi popolari: "Vanno aggiornati i limiti di reddito per l’accesso"

TERAMO – I limiti di reddito che le famiglie devono possedere per l’accesso agli alloggi popolari vanno aggiornati e agganciati al costo della vita. E’ questo, in sintesi, il contenuto di una interpellanza rivolta dai consigliere del Pd, Claudio Ruffini e Peppino Di Luca, nel corso dell’ultimo Consiglio regionale sul Question Time. Nell’interpellanza Ruffini e Di Luca avevano ricordato che c’è una legge regionale, che disciplina i requisiti per l’accesso agli alloggi di edilizia pubblica. Questa legge oltre a determinare il  reddito annuo complessivo del nucleo familiare necessario per la partecipazione ai bandi di concorso, stabilisce il limite massimo di reddito che una famiglia deve avere, prevedendo che sia la Giunta regionale, con cadenza biennale, ad aggiornare il limite di reddito. “Abbiamo notato che la Regione non aveva provveduto ad adeguare questo parametro dal 2001 – si legge in una nota diffusa da Ruffini – determinando situazioni paradossali per gli assegnatari di alloggi popolari. Una situazione sociale che produce distorsione per quei soggetti che,con il loro modesto reddito vanno a determinare l’innalzamento del reddito familiare, dunque il superamento del limite stabilito e la conseguente procedura di decadenza. Tale inadempimento penalizza situazioni reddituali che sono comunque riconducibili a redditi modesti. “La Regione nega un diritto agli inquilini che si troveranno con degli aumenti pari anche al 250 % (se dall’accertamento si attesta che viene superato il limite), e che rischiano di essere sbattuti fuori casa da un giorno all’altro. Inoltre non si comprende perché non sono stati adeguati i canoni per gli inquilini, mentre si è provveduto a farlo per le imprese”. “L’inadempienza della Regione – concludono Di Luca e Ruffini – oltre a diffondere “allarme” nei soggetti destinatari dei preavvisi di decadenza, esporrà l’Ente ad una serie di cause con gli inquilini per il mancato adeguamento dei canoni. Cause che produrranno un ulteriore costo per le casse dell’ente che come al solito pagheranno i contribuenti abruzzesi”.

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