Teramo Lavoro e Abruzzo Engineering: la condanna dell’Ordine degli ingegneri

TERAMO – L’Ordine degli ingegneri della provincia di Teramo prende una posizione netta contro le società in house, come Teramo Lavoro e Abruzzo engineering. “Sono due facce della stessa medaglia – spiega il presidente dell’ordine Alfonso Marcozzi – quello che non condividiamo di questo tipo di società è che vengono create con l’unico scopo di mettere un velo sulle modalità di reperimento della manodopera intellettuale”. Marcozzi, insieme agli altri rappresentanti della categoria, mette subito in chiaro che l’attacco non è rivolto ai lavoratori “che cercano lavoro o che provano disperatamente a conservarlo” ma al fatto che, in questo modo, la politica, “non rispetta le regole del mercato e della trasparenza, togliendo spazio ai liberi professionisti e affidando gli incarichi a chiamata diretta”. Marcozzi parla senza mezzi termini di “logica perversa”, che impedisce ai giovani di entrare  e alla fine premia solo “le solite persone”, ossia chi può vantare le giuste conoscenze. L’Ordine ha anche effettuato una richiesta di accesso agli atti per conoscere, in merito alla società in house della Provincia Teramo lavoro, i costi di gestione della stessa, le modalità di selezione dell’amministratore, le professionalità messe in gioco, i compiti che le sono stati affidati, le salvaguardie messe in atto per mantenere la qualità delle prestazioni e il rispetto delle risorse umane e dei posti lavoro. “Al momento – aggiunge Marcozzi – non abbiamo avuto risposta”. Gli altri rappresentanti della categoria concordano in pieno con Marcozzi, ricordando come l’Ordine, fin dal 2001, fosse intervenuto criticamente sulla costituzione di Abruzzo Engineering. “Le criticità erano talmente evidenti – sostiene Marcozzi – che anche l’Autorità garante per la concorrenza è intervenuta in merito, è bene, dunque, che non si ripropongano più situazioni similari”. Gli ingeneri sottolineano infine le poco rosee condizioni dei lavoratori delle società in house. “Non essendoci assunzioni a tempo indeterminato – polemizza Nicolini Rampa – è ovvio che i politici decidono chi entra e chi no, ma anche chi può restare e chi deve andare via”. Berardo Ciampana e Domenico Barnabei puntano invece il dito sul trattamento riservato ai professionisti del settore. “La qualifica di ingegnere – spiegano – non viene salvaguardata, dato che chi è rientrato nella società in house lo ha fatto con un tipo di contratto diverso, afferente all’ambito del commercio. Spesso, infine, queste società non hanno al loro interno le competenze necessarie e si rivolgono all’esterno con consulenze a chiamata diretta”.

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