La crisi nel Teramano si misura con le ore di cassa integrazione

TERAMO – E’ un triste primato quello conquistato dalla provincia di Teramo nei primi otto mesi del 2010 in Abruzzo: è teramano infatti il 43,2% delle ore autorizzate di cassa integrazione in tutta la regione, che equivale a poco più di 9 milioni in valore numerico, dei quali 6,7 di straordinaria. Il grido d’allarme arriva dal segretario provinciale della Cgil, Giampaolo Di Odoardo, che oggi ha illustrato i nuovi dati dell’Inps relativi all’Abruzzo, sottolineando “la drammaticità della situazione cui gli amministratori non tengono nella dovuta considerazione". «Il dato è ancor più preoccupante se si consiera la provincia di Teramo come realtà industriale di medio e piccolo livello, senza grandi insediamenti – ha spiegato il dirigente del sindacato -: rischiamo la desertificazione, il manifatturiero è fermo. il settore edile dà grandi segnali di crisi: sono 104 le imprese in meno, 517 i lavoratori ma soprattutto oltre 5 milioni di euro l’ammontare della diminuzione della massa salariale. Il che vuol dire che ci sono meno soldi e meno potere d’acquisto delle famiglie». Nell’occupazione giovanile, ad esempio, nel Teramano i numeri parlano chiaro: dei 50.303 giovani tra i 18 e i 30 anni che non studiano, il tasso di disoccupazione è del 14,3% con un aumento dello 0,3 rispetto al 2009. Di questi sono 7.193 i disoccupati, cioè quelli che hanno perso un lavoro, e 16.701 quelli che non hanno mai avuto una occupazione (+2,1% rispetto al 2009). Se si calcola la diminuzione di massa salariale complessiva in provincia di Teramo per le procedure di cassa integrazione, la cifra arriva a oltre 29 milioni di euro. Secondo i dati illustrati dalla Cgil, Teramo vanta in Abruzzo anche il minor reddito medio dei giovani laureati (7-9.000 euro) e quello pro-capite (12.225 euro, con un -3,5% rispetto a dieci anni fa) e registra la più forte diminuzione di occupazione femminile (-28%). «Nelle scuole si risparmia spiegando la coniugazione dei verbi soltanto al presente – ha scherzato Di Odoardo -: non c’è bisogno di parlare al futuro, perchè non c’è un futuro in questa provinciale sul fronte occupazionale. I debiti delle famiglie sono aumentati del 14,7% su una situazione già compromessa. Cosa fare? Gli amministratori prendano al più presto coscienza e convochino un tavolo per discutere delle linee strategiche elaborate nell’accordo tra le 10 più importanti sigle delle associazioni dei lavoratori e del datori di lavoro, tra le pochissime esperienza in Italia: se quelle linee non vanno bene, si discutano e si avanzino propopste, altrimenti rischiamo la bancarotta del lavoro».

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