Per i pm "soldi per le campagne elettorali"

TERAMO – Nelle richieste dei Pm di Pescara nell’inchiesta sui rifiuti, spuntano anche soldi ai politici. I senatori Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (vice coordinatore abruzzese), secondo i Pm, avrebbero chiesto e ottenuto dagli imprenditori Di Zio il versamento di alcune
decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni. Inoltre, la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara non avrebbe fatto pagare per un certo periodo l’affitto. Sempre secondo i pm Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio "20 mila euro", con due bonifici distinti, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano". Questo assegno risulta incassato da Di Stefano " a Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente". I Di Zio, secondo la Procura,
avrebbero anche promesso al senatore Di Stefano "che in tal modo consolidava la propria posizione di potere e prestigio personale nell’ambito del partito, futuro aiuto economico ed
elettorale, da specificarsi volta per volta (come è accaduto per i candidati Albore Mascia e Rivellini), per se e per i candidati a lui legati". Stessa cosa i Di Zio hanno promesso all’assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e al senatore Paolo Tancredi, il tutto in un periodo che va dal novembre 2008 al maggio 2009. Secondo l’accusa il senatore Di Stefano avrebbe anche esercitato "opportune pressioni sull’assessore all’ambiente Daniela Stati, ponendo Rodolfo Di Zio in rapporto privilegiato con la Stati, affinchè si dessero le condizioni normative che il senatore Di Stefano sapeva essere attese dai Di Zio, poichè era stato loro promesso l’affidamento senza gara pubblica dell’appalto per la costruzione e gestione dell’inceneritore". La Stati è indagata per favoreggiamento, perchè sentita dai Pm come persona informata dei fatti e sulle pressioni ricevute, "eludeva le investigazioni in ordine al delitto di corruzione".

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