Nisii: «Con Caripe daremo stabilità all'economia»

PESCARA – «Quello che anni fa non fu possibile, oggi diventa splendida realtà». Il presidente della BancaTercas, Lino Nisii, sfrutta la sua lunga esperienza di banchiere per pescare nella memoria storica quel tentativo di costruzione di una grande banca attraverso la fusione delle "Casse" delle quattro province: «Il fallimento di quel progetto fu una mia sconfitta: non ruscii a far comprendere che nelle aggregazioni il peso delle banche ha un valore – ha detto il presdiente BancaTercas nella conferenza stampa in cui è stato spiegata nei dettagli l’operazione Banca Caripe -. E credo che l’operazione di oggi sia in parte conseguenza di quel fallimento. Oggi nasce una banca regionale che crescerà anche per linee esterne». BancaTercas ha potuto  chiudere l’acquisizione del 95% del pacchetto azionario di Banca Caripe perchè nel corso degli anni ha mirato più alla positività dei bilanci che alle operazioni di immagine, portandosi tra le banche più patrimonializzate del sistema: «Abbiamo preferito contenere i risultati di utile netto e presidiare la banca con accantonamenti ragionati – ha sintetizzato Nisii -, ma non per costituire un tesoretto o per chiudersi in un territori blindato, piuttosto per guardare in prospettiva e creare un free capital significativo per essere attori protagonisti negli investimenti». Banca Caripe è il salto di qualità che BancaTercas cercava, centrato attraverso una operazione di investimento in cui il gruppo teramano ha badato a «pagare un prezzo giusto», dopo aver posto «richieste irrinunciabili nei settori di vitale importanza senza fare un passo indietro», cercando e trovando «una struttura dall’asset sano». La traduzione delle parole di Nisii, che ha sostenuto come questa operazione darà stabilità all’economia abruzzese, è nei numeri, illustrati assieme al direttore generale Antonio Di Matteo nel salone dell’Hotel Carlton a Pescara: il 95% del pacchetto azionario di Banco Popolare di Verona in Caripe è costato 228 milioni di euro su un valore individuato di 240; considerndo il patrimonio netto di circa 118 milioni di euro, BancaTercas ha pagato un multiplo dl 2,08%, ben al di sotto di quanto il mercato delle acquisizioni negli ultimi anni ha mostrato: «Dall’accordo di acquisto restano fuori alcune negatività – ha spiegato Di Matteo – tra cui i circa 31 milioni di sofferenze rilevate alla fine di giugno e questo permetterà di lavorare con ranquillità, senza doversi occupare delle cose negative». La nuova banca regionale conterà su 163 sportelli, dei quali 124 in Abruzzo e i restanti in altre 4 regioni), avrà 1.217 dipendenti, attivi creditizi di 5 milardi di euro, una raccolta di 7 miliardi di euro. Il managment BancaTercas ha voluto tranquillizzare il mondo dell’economia abruzzese affermando che questa operazione «non ha rilevato esuberi di personale, quindi – ha spiegato Nisii – non ci saranno licenziamenti anzi, crediamo di poter creare nuovi posti di lavoro. E’ ovvio che il modello organizzativo potrebbe subire cambiamenti nel rispetto del piano industriale ma non siamo venuti qui a tagliare». Le carte sono tutte a posto, dunque, ma per vedere concretamente l’operatività del nuovo gruppo bisognerà attendere almeno la fine di febbraio 2011: entro il 31 dicembre, ma forse anche prima, si attendono le autorizzazioni dell’organo di vigilanza, dell’Isvap e dell’Autorità garante della concorrenza, poi si passerà alla migrazione informatica e operativa.

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