A giudizio la "banda dei postini"

TERAMO – Saranno processati in nove, il 3 maggio 2011, mentre il decimo indagato si presenterà ad aprile dinanzi al gup per il giudizio abbreviato. Sono i componenti di quella che fu definita la "banda dei postini", le dieci persone arrestate nel giugno del 2008 dalla polizia postale per il vasto giro di carte di credito rubate e poi svuotate. I nove sono gli ex-portalettere dell’Aret, Sandro Di Berardo, 38 anni, Mannino Massimiani, 28 anni e Cristiano Bartolini, 35 anni, tutti di Teramo, accusati di peculato, falso in atto pubblico, utilizzo indebito di carte di credito e ricettazione in concorso; i due commercianti teramani: Giovanni Gramenzi, 39 anni, titolare di un negozio di abbigliamento, Vittorio Ruggeri, 40 anni di Colledara, titolare di un negozio di elettronica, entrambi arrestati per utilizzo indebito di carte di credito, con più strisciate consecutive e al di fuori dell’orario di apertura; infine i quattro imputati a vario titolo per essersi impossessati, attraverso il mezzo fraudolento, e poi aver utilizzato alcune delle carte di credito rubate: Simonetta D’Abramo, 40enne di Roma ma residente a Villa Vomano, Berardo Torchia, 38enne di Teramo, Amedeo Di Marco, 39 anni e Giovanni Ciarroni, 42 anni. Un decimo imputato, Carlo Vetuschi, geometra di 25 anni, sarà processato con rito abbreviato ad aprile: durante l’estate del 2009 il Tribunale del Riesame aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare spiccata nei suoi riguardi; il geometra avrebbe dimostrato che nel momento stesso in cui alcuni testimoni l’avrevano visto spendere il credito accumulato sulle carte in un punto scommesse, in realtà lui era al lavoro in Val Vibrata. Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, i portalettere rubavano le assicurate con le carte di credito al CPO di Colleatterrato poi, con la complicità di alcuni amici e commercianti, iniziavano le spese dei fondi accreditati alle ignare vittime: il tutto per un giro complessivo di circa 30mila euro. La sezione Polpost di Teramo ha ricostruito i passaggi delle azioni messe in atto dal gruppo, che è riuscito a sottrarre e utilizzare per scopi personali ben 22 carte di credito al consumo, mai arrivate ai legittimi destinatari, nonostante risultassero regolarmente consegnate nella documentazione di Poste Italiane. Tutte card della società di credito Findomestic Spa (e una della Banca Popolare di Ancona), che permettevano di effettuare acquisti immediati in qualsiasi POS (l’apparecchio su cui si striscia la carta) con un plafond di 1500 euro, rimborsabili poi a rate a distanza di due o tre mesi. Durante tutto il periodo delle indagini, le hanno impiegate in qualsiasi modi: per fare la spesa al supermercato, per i pieni di benzina in autogrill, per le cene in città e fuori provincia, per le scommesse e le corse ai cavalli, per ricariche telefoniche e infine per prelievi diretti dagli sportelli ATM.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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