«Comune delle promesse mancate»

TERAMO – Un’opposizione compatta per rispondere, con tono critico, ai bilanci entusiastici stilati dal primo cittadino in occasione della conferenza stampa di fine anno. “C’è ben poco da essere soddisfatti ed ottimisti – esordisce il capogruppo del Pd Giovanni Cavallari – la politica degli annunci ha fatto il suo tempo, e il 2011 si preannuncia un annus horribilis a causa dei tagli del Governo, che porteranno nelle casse comunali qualcosa come 3 milioni e mezzo di euro in meno e in quelle provinciali tagli fino a 4 milioni”. Cavallari insiste soprattutto sul mancato rispetto di molte delle promesse fatte dall’amministrazione, come la riapertura della scuola De Albentiis e la sistemazione della Noè Lucidi, l’apertura del Lotto zero e la realizzazione delle rotonde di via Po, previste entro il 2010. C’è poi la questione tasse comunali: per Manola Di Pasquale (Pd) l’amministrazione ha compiuto una precisa scelta, dettata dalle difficoltà economiche, di “tartassare” i cittadini, attraverso le cartelle dell’Ici, la Tia, i passi carrabili, le imposte pubblicitarie “senza dare delle risposte ai problemi del territorio”. Siriano Cordoni (Idv) punta il dito contro la mancanza di programmazione: “La città è ferma ad otto anni fa, stanno solo concludendo progetti delle passate amministrazioni”, mentre Sandro Santacroce (Rifondazione comunista) descrive la situazione con una battuta alla teramana: “Siamo partiti con un sindaco capomastro e ci ritroviamo con una mezza cucchiara”. Santacroce si fa più serio quando contesta la mancanza di democrazia dell’amministrazione, che si sarebbe manifestata nella negazione del referendum sul vecchio stadio e nella recente ordinanza prefettizia, il capogruppo di Rifondazione definisce infine “inquietanti” i simboli massonici “che stanno spuntando in città”. Chiude il coro delle proteste Valdo Di Bonaventura (Città di virtù) che sottolinea le ingenti spese del Comune “per feste e festicciole: oltre 200 mila euro. Sarebbe anche il caso di dire basta a tutti i viaggi istituzionali solo per vedere la firma di qualche convenzione”. Non sono mancati anche i richiami alla recente classifica de “Il Sole 24 ore” che ha visto in calo la popolarità dell’asse Chiodi-Catarra-Brucchi. “E’ segno – commenta Di Pasquale – che i cittadini stanno capendo cosa succede davvero al di là degli annunci” e ai rumors insistenti su futuri rimpasti in Giunta. “Brucchi dovrebbe fare come Alemanno e cambiare tutti – sostiene ancora Di Pasquale – ma il primo a doversi dimettere è proprio lui”.

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