Boffo a Teramo riflette sul giornalismo: "Coscienza uccisa dall'arbitrio"

TERAMO – I pilastri del giornalismo, le regole che disciplinano, o almeno dovrebbero, la professione, e solo qualche cenno alla vicenda giudiziaria e poi mediatica che lo ha coinvolto sono stati i temi al centro di un incontro con l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo (oggi direttore di Tv 2000) che il vescovo di Teramo ha voluto con i giornalisti nel giorno della festa del Santo patrono della categoria, San Franceco di Sales. Una riflessione, quella di Boffo alla sua prima uscita pubblica a Teramo dopo la polemica mediatica che lo ha coinvolto, tutta incentrata sul tema “inesauribile e sempre inedito” delle libertà e responsabilità del giornalista, libertà intesa per l’ex direttore come “impiego pieno di se stessi” e responsabilità come “attitudine ad assolvere con decoro al compito del giornalista”. Pilastri che per Boffo postulano un altro binomio inscindibile per il professionista della comunicazione, quello della verità intesa come “realtà diversa dall’opinione” e quella della coscienza “scatola nera e forza motrice della libertà”. Ed è proprio la coscienza, per Boffo, ad aver subito la contraffazione più pericolosa nel “diritto ad agire secondo proprio piacimento”. “Questo non è vero, ciò che contano non sono le interpretazioni – ha dichiarato Boffo – la coscienza non può rimanere uccisa dal regno impalpabile dell’arbitrio a danno dei più deboli”. Come rimanere in sella? Appare difficile, ma non impossibile, per Boffo il quale indica nella robustezza, nella pignoleria, nel coraggio ma soprattutto nella capacità di solitudine le armi per difendere il mestiere del giornalista nella sua corsa al servizio dell’utilità di tutti.

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