Salemme, Eduardo, le paure e l'amore di “L'Astice al veleno"

TERAMO – «E’ il posto dove mi trovo meglio», il palcoscenico di un teatro. Figuriamoci se poi di fronte a quel palcoscenico, ad ammirare Vincenzo Salemme, c’è un ‘tutto esaurito’ per tre giorni di fila, come al Teatro Comunale, stagione della prosa della Primo Riccitelli, Teramo. Questa ‘piazza’ che apprezza Salemme, l’ultima volta al Comunale con "Bello di papà". Adesso "L’Astice al veleno", commedia in due atti. Tutto da vivere, soprattutto per capire quale mirabile complicità, quale capacità di seguirlo nell’improvvisazione c’è tra l’istrionico attore-autore-regista napoletano con i suoi compagni di scena. Una famiglia. Quella «famiglia che a me piace ricreare in teatro – dice con enfasi -, una grande famiglia di attori… io sogno un teatro tutto mio a Roma, dove mettere anche la cucina e poi le camere per gli attori per dormire e sotto al palcoscenico gli studi di montare i film, per farne un centro di produzione teatrale e televisivo…». C’è tanto di quella famiglia in cui il grande Eduardo De Filippo accolse il giovane Salemme: «I maestri ti insegnano il mestiere. Il vero maestro ti insegna a stare in piedi da solo e ad essere te stesso. E’ una costruzione dell’anima, non solo del corpo. Con Eduardo ho capito che bisognava avere un progetto personale e conseguibile. Non come. Perchè io non ho niente a che vedere con Eduardo, purtroppo per me, è stato talmente grande: tuttavia ho una idea mia del teatro, che mi fa stare bene e quell’idea io perseguo. Questo mi ha insegnato: a pensare con la testa mia». Da attore ad autore, passaggio naturale? «Io ho sempre scritto, ma sempre per cose da rappresentare. Io scrivo da attore, non sono uno scrittore, scrivo per fare l’attore. Scrivo dei meccanismi poi i personaggi vengono dalla mia vita, da tutto quello che ho visto, mi piace inventare i caratteri». L’Astice al veleno lancia un messaggio sull’amore: «Mi faccio delle domande. C’è Barbara che come tante persone, ha paura della solitudine, pur vivendo da sola in un teatro, A volte noi uomini siamo paradossali, abbiamo paura delle cose che già viviamo. Spesso siamo in una situazione dolorosa e abbiamo paura del dolore ma non facciamo nulla per uscirne. Barbara vive con un uomo e si illude, ma allora io mi chiedo: lìamore che cos’è, è la cosa che ci rende felici? Spesso si crede che grazie all’amore diventeremo felici. A volte secondo me siamo noi che non riusciamo ad esprimere l’amore perchè non riusciamo a realizzare, non siamo felici, a volte ci capita di entrare in un rapprto con altri ed entrarci da impauriti. L’ho capito su di me: di me ho capito che qualora si entra in un rapporto per superare le paure, se si attribuisce al rapporto la capacità di superare le paure, credo che quelle paure si moltiplicano, perchè si tratta in nevrosi, si incontrano di solito la persona che ha un altro tipo di paure e formano una coppia, ma nevrotica. La coppia d’amore è capace di vivere alla giusta distanza. Ma in teoria, per carità». E la paura di Salemme attore, qual’è? «Il posto dove sto meglio nella vita, il palcoscenico. Mi sento bene lì e questo vuol dire che nella vita non ci sto tanto bene».

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