La disoccupazione e la disperazione hanno scatenato la mattanza

PINETO – Una tragedia scatenata dalla disperazione del lavoro che manca ma anche dal dissidio scaturito da scelte di vita sbagliate. A Pineto, il giorno dopo la mattanza che ha sconvolto una tranquilla famiglia di ex emigranti, con il padre e il figlio che si sono massacrati a coltellate, i vicini e i conoscenti parlano di un epilogo annunciato. In quella casetta a due piani verniciata con tre colori, al numero 20 di via Tevere nel quartiere Ardente, le finestre sono serrate e il silenzio rotto soltanto dall’abbaiare del cagnolino di casa. E’ il classico villino costruito con i sudori di una vita, il denaro messo da parte da Pasquale Peracchia e dalla moglie Bianchina Pelusi con il lavoro di lui, muratore, tanti anni trascorsi in Svizzera. Il sogno di una vita, coronato: tornare a casa, a godersi la pensione in una casa tutta propria. Pasquale, 75 anni, e Gabriele, il figlio 50enne, disoccupato e malato di diabete, litigavano spesso: quest’ultimo non aveva un’occupazione e per di più quella che aveva in Svizzera, l’aveva lasciata per tornarsene a casa dai suoi, dopo la separazione dalla moglie e dai tre figli. Una scelta che al padre vecchio stampo, non era mani andata giù. E ieri, al culmine del risentimento e della disperazione, la resa dei conti. L’ennesimo litigio si è trasformato in mattanza, con la cucina-garage al pianterreno trasformato in un lago di sangue. L’anziano genitore è stato ucciso con una decina di coltellate, con lo stesso coltello con cui aveva colpito il figlio all’addome: Gabriele, nonostante il ventre squarciato, ha disarmato il genitore e ha infierito su di lui, accecato dalla rabbia e dal dolore. Poi è crollato a terra, morente, accanto al padre già morto. La madre, unica testimone, ha potuto soltanto avvertire i soccorsi e i carabinieri. In pochi attimi, una famiglia che si stava mettendo a cena è stata travolta dalla tragedia. Lei è sotto choc, ha trascorso la notte da parenti, aspetta che in giornata arrivi l’altro figlio che vive e lavora in Veneto. Il magistrato di turno, Irene Scordamaglia, ha affidato all’anatomo patologo Giuseppe Sciarra l’autopsia sui due cadaveri. Nella via e in piazza, le gente si interroga. Un duplice omicidio che poteva essere evitato? Se lo chiede anche il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, ieri notte vicino alla donna rimasta senza marito e uno dei due figli, al quale Gabriele nei giorni scorsi, aveva chiesto disperatamente un aiuto per trovare un lavoro e uno stipendio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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