Si è spento il coach Tarcisio Vaghi

TERAMO – Lo temevamo, perchè sapevamo, perchè conosciamo la malattia, inesorabile, la leucemia. L’avversario più difficile della sua vita, Tarcisio Vaghi, l’ha conosciuto due anni fa. Ma da grande sportivo e giovanottone puro e forte, ha saputo affrontarla con coraggio e senza paura di uscire battuto. Tarcisio se n’è andato in serata, lasciando comunque attonito tutto il mondo della pallacanestro. Oggi se chiedi a un qualsiasi ragazzo del settore giovanile della BancaTercas chi fosse Tarcisio Vaghi tutti sanno rispondere, forse più di quanto conoscessero Clay Tucker: è il segno che ha lasciato a Teramo, nonostante la sua breve esperienza nel club del presidente Carlo Antonetti, quale vice di Massimo Bianchi, in Serie A (nella foto con coach Bianchi ed Emanuele Di Paolantonio). Il suo sorriso era coinvolgente, sapeva stare con tutti e i giovani erano la sua passione. Da sempre, da quando era cresciuto nei settori giovanili delle società cestistiche della Lombardia. Vaghi aveva 42 anni. Quando seppe delle malattia, reagì come aveva sempre insegnato ai suoi ragazzi. Aveva attaccato e con grande intelligenza aveva scelto la strada della comunicazione, aveva capito che poteva, doveva diventare un testimonial fondamentale della solidarietà. Si è buttato con tutto se stesso nell’iniziativa "Cestisti fino al midollo" e ha raccolto il sostegno di tantissimi campioni del basket, da Pozzecco a Gallinari, Bulleri, Marconato, Meneghin e altre stelle che hanno detto subito sì alla campagna di sensibilizzazione dell’iscrizione all’Associazione donatori di midollo osseo (Admo). L’iniziativa del "Tarci" ha bruciato le tappe, ha aperto una finestra privilegiata sulla solidarietà, sulla conoscenza, sulla forza di lottare. Oggi, grazie alla sua forza e al suo impegno, la sensibilità verso questo universo della sofferenza e di chi non si arrende a una condanna già scritta continuerà a raccogliere sostegno, nonostante da stasera Tarcisio Vaghi non ci sia più.

 

 

 

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