Collaudo, pompe e segnaletica: ecco l'indagine sul sottopasso killer

TERAMO – Si concentra su tre aspetti l’indagine aperta dal sostituto procuratore Davide Rosati sulla morte di Pietro Rizziero Di Sabatino, il gallerista 75enne annegato nel sottopasso allagato allo svincolo dell’autostrada A-14. La magistratura vuole chiarire se c’è mai stato un collaudo del sottopasso, in riferimento al funzionamento delle pompe di sollevamento, se queste stesse funzionino o abbiano mai funzionato e, per quel che riguarda invece la tragedia nello specifico, se la segnaletica sistemata dall’Anas all’uscita del casello verso il sottopasso, fosse idonea ad evitare che gli automobilisti imboccassero la via sbagliata. Le polemica all’indomani della tragedia divampa. Lo stesso magistrato questa mattina ha acquisito informalmente le fotografie pubblicate su emmelle.it, in particolare quella scattata giovedì mattina quando si stava recuperando pietosamente il corpo del 75enne teramano, e pubblicata qui, che dimostra chiaramente come qualche falla nelle segnalazioni c’è stata. Questa che vedete è la stessa sistemata nella sera in cui è transitato Pietro Di Sabatino, poco dopo l’una e trenta di notte, come stabilito dal Telepass dell’auto. E’ evidente che non ci sono segnalazioni luminose, tranne quel lampeggiante giallo sulla transenna di lavori in corso rossa, e che ci siano cartelli di indicazione di passaggio obbligatorio. Non ci sono barriere fisiche, di impedimento al passaggio tra la corsia di entrata al casello – quella all’estrema destra della foto per intenderci – e la corsia opposta. In questo punto è possibile per chiunque, in condizioni di buio e di pioggia battente, confondersi e imboccare contromano la corsia di entrata, dove c’è spazio per due auto. Qui sarebbe passato Pietro Di Sabatino. E’ non c’è scusante che regge: le autorità pubbliche in ogni caso, devono garantire l’incolumità di chi utilizza un bene pubblico, in questo caso una strada. Lì andava sistemata una barriera insormontabile e impossibile da rimuovere per chi volesse malauguratamente superarlo. In ogni caso, se la macchina è passata da lì, non c’era comunque nessuno a controllare.
Capitolo sottopasso. Il tunnel è stato realizato dall’Anas su un progetto originario della Provincia – allora presieduta da Claudio Ruffini – commissionato all’architetto Strassil. Non si sa se quel progetto sia stato poi modificato. Di fatto dovrebbero esserci due pompe di sollevamento e una di emergenza. E’ molto probabile, come dicono in molti, anche all’interno dell’Anas, che non sia stato mai effettuato il collaudo. Potrebbero anche non essere mai entrate in funzione. In ogni caso, anche considerata la forza dell’acqua, non sono in grado di far fronte all’emergenza: quella alta fino a circa 9 metri era solo acqua piovana, non era acqua proveniente dalla tracimazione di un fiume e o di un invaso. Non è escluso che l’inchiesta chiami in causa anche l’azienda che ha eseguito i lavori del tunnel maledetto.

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