Alla Fortezza di Civitella le armi dell'ultimo assalto

TERAMO – Le armi che spararono nell’ultimo assedio a una roccaforte borbonica, dove il tricolore italiano sventolò tre giorni dopo l’Unità d’Italia, saranno esposte da domani a Civitella del Tronto. L’allestimento "Civitella 1861. Ultimo atto per l’Unità d’Italia. Le armi nella scena dell’assedio", curata da Piergiorgio Tiscar e Natale Cicconi, sarà inaugurato dal sindaco Gaetano Luca Ronchi e dal presidente del Comitato "Civitella 150", Italo Di Dalmazio (ore 16, Fortezza di Civitella). Le armi, artiglierie e individuali da fuoco e bianche, provenienti dalle collezioni del Museo Storico Nazionale dell’Artiglieria di Torino e del Museo di Capodimonte di Napoli. Appartennero agli eserciti regolari  sardo-piemontese e borbonico che si scontrarono a Civitella del Tronto durante l’ultimo drammatico assedio alla Fortezza, culminato con la resa borbonica del 20 marzo 1861. Tra di esse, l’unico esemplare rimasto di cannone ad anima rigata Stenhope (dell’esercito assediante) e la famosa colubrina chiamata la “scornata” lunga 442 centimetri. Gli storici raccontano che nei due giorni finali dell’assedio i venti cannoni schierati dai sardo-piemontesi (diventati esercito italiano dal 17 marzo 1861) spararano quasi 8.000 colpi sulla Fortezza, molti dei quali sono stati ritrovati inesplosi. Una forza di fuoco imponente, rispetto ai 17 pezzi di artiglieria dei borbonici. La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 30 ottobre, sarà accompagnata da "Storie d’Italia", laboratori di attivtà e percorsi creativi rivolti alle scuole.

 

 

 

 

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