Parto indolore, un'opportunità rimasta sulla carta. Ma in Abruzzo qualcosa si muove

TERAMO – Del parto indolore se ne parla più di quanto in realtà non venga applicato, visto che il metodo dell’anestesia epidurale in Abruzzo, così come nel resto d’Italia, stenta a partire. I motivi sono due: uno di tipo organizzativo, visto che attivare un servizio di anestesia dedicato all’area materno-infantile impone un ripensamento organizzativo oneroso, e uno di tipo culturale, visto che il parto naturale viene in qualche modo ritenuto “più materno” di quello analgesico. Tutto ciò ha fatto sì che in Abruzzo, e Teramo non si discosta, si sia fatto ricorso al sistema dell’anestesia epidurale solo in pochissimi casi, e per di più a pagamento. Il quadro è stato fornito dal professor Giustino Varrassi, direttore di cattedra di Anestesia e Rianimazione dell’Università dell’Aquila, prima ancora che attuale direttore generale della Asl di Teramo, sollecitato da www.emmelle.it a prendere posizione sul progetto di legge depositato in Consiglio regionale dal consigliere Riccardo Chiavaroli (Pdl) che introduce “Disposizioni in materia di parto fisiologico indolore”. “Una proposta di grande civiltà – ha commentato Varrassi – e che rafforza la legge dello Stato 38/2010 che regolamenta il diritto del cittadino alle cure palliative e la terapia del dolore. Una sensibilità, quella dimostrata dal consigliere Chiavaroli, che andrebbe rafforzata da progetti finalizzati a colmare gli ostacoli legati ai problemi di organico delle Asl”. Scopo della legge è quello di introdurre una possibilità di scelta per le donne che però, secondo il manager, va accompagnata dall’introduzione di nuovi modelli culturali legati al parto. Il superamento delle reticenze psicologiche e dei problemi organizzativi, secondo Varrassi, consentirebbe di arginare l’aumento vertiginoso dei parti cesarei a cui le donne ricorrono sempre più spesso per limitare la sofferenza del travaglio e di conseguenza limitare le spese del servizio sanitario. Secondo i più recenti dati dell’istituto superiore di Sanità, in Abruzzo si è passati (tra strutture pubbliche e private) dal 14,2% di parti cesarei nel 1980 al 36,4% nel 2000, con un incremento del 156%. Percentuali che fanno riflettere i professionisti del settore, molti dei quali sono pronti a scommettere sul fatto che la presenza di una equipe dedicata alla puerpera nella fase del travaglio garantirebbe tranquillità psicologica alla donna, tale da limitare il largo ricorso al parto cesareo, spesso praticato dai medici per evitare problemi legali conseguenti a complicanze che potrebbero insorgere durante il parto spontaneo.

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