Ha inferito su di lei con 35 coltellate, ma senza violentarla

TERAMO – Trentacinque  coltellate, sul corpo e sul collo, molte della quali profonde a ledere organi interni, una da scannamento alla gola. Chi ha ucciso "Melania" Rea lp ha fatto in preda a un raptus d’ira ma dopo averla sequestrata e segregata. Perchè l’autopsia eseguita dal dottor Adriano Tagliabracci (nella foto, è il perito di parte di Raffaele Sollecito nel delitto di Amanda Knox a Perugia) ha chiaramente fatto capire che «si tratta di un caso di facile soluzione o almeno mi auguro: i colpi sono tipici di un delitto passionale, d’impeto non di matrice criminale». Ma soprattutto ha detto che la morte «risale entro le 24 ore precedenti» il ritrovamento del cadavere a Borgo Casermette: e questo vuol dire ancora che dal momento della denuncia di scomparsa da parte del marito, nel primo pomeriggio di lunedì 18 aprile, fino alla sera di martedì 19 quando sarebbe stata uccisa, la mamma di 29 anni di origini napoletane è stata sequestrata e tenuta segregata da qualche parte. Come, se l’esame autoptico non ha svelato segni di costrizione quali legacci ai polsi o bavagli in bocca? Forse narcotizzata o stordita con qualche anestetico, prima di essere seviziata in maniera crudele. E chi ha infierito sembra non averla violentata sessualmente, ma ha scalfito la sua pelle, sulla coscia sinistra, con un segno che soiglia molto a una svastica. Delirio omicida o voluto sfregio di depistaggio? Chissà, certo è che anche gli uomini del Ris hanno raccolto reperti importanti ai fini delle indagini e hanno caricato la loro Jeep per trasferire a Roma alcuni dei dettagli e dei segreti di questo vero e proprio giallo.

Leave a Comment