Non c'è pace per Melania, bloccati i funerali

CIVITELLA -Non c’è pace per la povera Carmela Melania Rea, la mamma 29enne uccisa con 35 coltellate dopo essere scomparsa lunedì 18 aprile mentre si trovava con il marito e la figlioletta di 18 mesi a Colle San Marco. Le Procure di Teramo e Ascoli Piceno hanno infatti bloccato i funerali della donna, già programmati per martedì mattina alle 11 a Somma Vesuviana, paese d’origine della vittima. Gli inquirenti hanno infatti sospeso il nulla osta che era stato rilasciato dopo l’autopsia eseguita giovedì all’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo. Sembra infatti che siano necessari altri esami sul cadavere alla luce delle novità del sopralluogo, per altro ancora in corso alla luce delle fotoelettriche dei vigili del fuoco, tra i boschi di Casermette di Ripe di Civitella. L’inchiesta sull’omicidio della Rea è ormai in procinto di passare definitivamente alla Procura di Teramo che fino a questo
momento indaga parallelamente a quella di Ascoli, dopo la scoperta di elementi che portano gli investigatori a supporre che la donna sia stata stata assassinata proprio a Ripe. Un passaggio che verrà però formalizzato non prima che i medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrari depositeranno la prerelazione sull’autopsia effettuata giovedì scorso all’ospedale di Teramo.
L’indagine a Teramo?
E’ probabile che Carmela "Melania" Rea sia stata uccisa nel posto in cui è stato trovato il cadavere, nel Bosco delle Casermette, in provincia di Teramo. L’intervento di un cane e degli agenti del soccorso alpino della Guardia di finanza ha avuto questo pomeriggio esiti importanti nell’indagine. E’ infatti in corso un ulteriore sopralluogo a Ripe di Civitella, al Bosco delle Casermette, dove il cadavere della donna scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco, ad Ascoli, è stato trovato due giorni dopo. Oltre ad un orecchino della donna, sarebbero state rinvenute tracce biologiche che comproverebbero una colluttazione fra la donna e il suo carnefice e che, dunque, la povera Melania sia stata assassinata proprio in quella pineta nel Teramano.
I colpi di coltello contro la parete del chiosco. I militari del Ris di Roma hanno lavorato alla luce delle fotoelettriche dei vigili del fuoco che hanno illuminato a giorno l’area del Bosco delle Casermette. Sono state analizzate a fondo in particolare la parete laterale del chiosco in legno, nelle cui immediate vicinanze è stato
ritrovato il corpo senza vita della donna. Durante il sopralluogo sono stati individuati segni che per il sostituto procuratore di Ascoli Umberto Monti potrebbero essere conseguenza di fendenti scagliati con un’arma da taglio (probabilmente un coltello a serramanico) con la quale è stata seviziata e uccisa Melania. A scoprire le fessure sul legno è stato un agente della Guardia di Finanza di Ascoli scorrendo con la mano le venature lignee. Proprio per questo al militare, a tutela sua e delle indagini, è stato prelevato materiale biologico per poter isolare il suo dna così da escluderlo dalla scena del crimine. Pochi dubbi ormai, che la donna sia stata uccisa proprio in quel
punto al culmine di una colluttazione con colpi di coltello, alcuni dei quali sarebbero andati a vuoto finendo contro la parete del chiosco. I Ris sono anche a caccia di impronte digitali che l’assassino potrebbe aver lasciato inavvertitamente sul legno del chiosco mentre colpiva la sventurata donna che ha invano tentato di opporsi alla violenza omicida del suo aggressore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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